Va prima il distorsore o il chorus? A cosa serve un compressore? Che effetti usare? Vieni a scoprire qualche trucco

Gli effetti del re.

Ultima parte, per ora.
Non odiatemi se sapete già tutte querste cose potete fare a meno di leggere l'articolo, in caso decidiate di leggerlo sappiate che quello che scrivo è una semplificazione estrema di quello che è successo, ma se vi fa venire qualche dubbio o domanda o volete semplicemente 4 parole in condivisione scrivete pure quì sotto...

Ora, eddie ha usato una miriade di effetti ma quelli che secondo me hanno lasciato il segno veramente sono 3 o 4 al massimo:

1) Phase 45

2) Echoplex (delay e come pre)

3) MXR Flanger

4) Electro harmonix guitar synth



1) Eddie usava il phase 45, poco udibile ma in grado di dare una leggera ed intrigante modulazione sia ad accordi distorti che a frasi di tapping eccone due esempi sul suo primo capolavoro:
Su accordi
Su tapping
2) Eddie usava il pre del echoplex per aggiungere gain in ingresso al suo ampli, non ho esempi particolari se non rimandarvi alla prova di un effetto che di recente ha replicato in formato stompbox il suono di quel particolare pre:
L'altra cosa interessante è l'uso del delay creando un ritardo pari a quello di 1/8. con l'uso poi del volume e della sua tecnica di legato creava atmosfere e sonorità quasi da violino:
3)Quì invece parliamo della grande capacità di eddie di sfruttare il tempo delle modulazioni degli effetti agganciandolo al termpo delle canzoni. L'esempio arriva dal riff principale di unchained:
4)Suono finale, magari non vi è mai piaciuto, ma l'articolo lo scrivo io, quindi... Questo brano è sempre stato impressionante alle mie orecchie, il suono enorme lo diventa ancor di più se pensiamo che si tratta di una sola chitarra... Anche quì si tratta di un sapiente settaggio di un pedale che, se ci si mette le mani sopra può non sembrare assolutamente interessante.
Ora dite la vostra, quali sono secondo voi gli effetti che più avete apprezzato del buon EVH??? Ciao a tutti Frank

eddie amplificatori

eddie eddie eddie, ma tu che ampli usi????
allora, il re mida della chitarra distorta ci ha dato conoscenza di vari aspetti dell’amplificazione e vari marchi, tutto grazie alla sua grande immaginazione.

partiamo da un elenco degli ampli:

1) marshall plexi, che smontava personalmentea parte aver trovato poi un tecnico molto bravo che gli ha dato inizialmente una mano, un certo mike soldano.
grazie alle idee di eddie la marshall ha poi nel tempo inserito nella sua plexi un master volume ed aggiunto gain, creando quella che oggi chiamiamo jcm800
https://goo.gl/images/qR730w

 


2) il suo tecnico mike soldano dice, ma ascolta e se ti faccio io un ampli? e fu così che naque la slo 100, il suono simbolo di tutti gli shredder anni 80
https://goo.gl/images/ULQoTB

 


2) poi eddie viene catturato dal fascino di un grande marchio che vuole fare un amplificatore a suo nome, nasce la peavey 5150 e poi la 5150 II, due amplificatori usati ancora oggi negli studi di registrazione rock e metal
https://goo.gl/images/RMyXDK

 

https://goo.gl/images/BcG1l7

 


3) terminata la collaborazione con peavey eddie si lancia nell’imprenditoria creando una partnership tra il suo marchio (evh) e la fender per la creazione di un universo chitarristico a suo nome e nasce così il 5150 iii
https://goo.gl/images/61EkiF

 


ora, fatta la storiella mi concentrerò su quella che è stata la sua testata più significativa, perchè piaccia o no è il suono graffiante e ricco di vh1 quello che tutti ricordano, con quella cattiveria espressa in brani come eruption, atomic punk, etc etc..

quel suono è l’esito di una serie di eventi ed idee del buon eddie.
prima cosa, aveva scoperto che se collegava in serie il canale pulito ed il canale bright della sua plexi e teneva tutto al massimo riusciva ad avere una distorsione abbastanza carica di gain saturando anche le valvole finali. aveva però capito anche che se voleva suonare con quel suono nei locali la cattiveria delle valvole della plexi alimentate da un suono pieno di qualsiasi cosa che le manopole potevano dare avrebbe fatto scappare a gambe levate le persone dai locali con le orecchie sanguinanti per la pressione sonora che quel setup era in grado di sfoderare.

leggenda vuole che vedendo il dimmer di regolazione della luce di casa abbia detto, se regola la luminositá delle lampadine può farlo anche con le valvole, inventanto quello che allora è stato l’uso del variac per modificare la corrente che alimenta le valvole portanto dai 110 americani a circa 90v il piatto valvole
d non molto tempo i produttori di amplificatori hanno iniziato a dotare i loro ampli di sistemi simili per abbassare il wattagvio delle loro b elve da 100w di vetro.
fatto questo era riuscito a mettere quasi sotto controllo la plexi, aveva però ancora un problema, questa cosa abbassava la potenza ma non dava una risposta lineare sul volume e non gli permetteva di avere quello stesso suono quando poi passato agli stadi aveva bisogno di a cora più potenza di quello che una plexi era in grado di produrre, cosa pensò assieme al suo tecnico dell’ epoca? colleghiamo un finto carico alle uscite della testata, portiamo il segnale ad un segnale di linea entriamo con questo segnale dentro un finale di potenza ed il gioco è fatto, così facendo eddie aveva “inventato” due cose:
1) il master volume
2) l’fx loop

la testata diventava infatti niente più e niente meno di un pre valvolare seguito da un finale di potenza.

https://goo.gl/images/L6r5Nx

da quì in poi il sound di eddie è stato dettato da amplificatori sempre più carichi di gain, il grande eddie però nonostante voglia amplificatori pieni di gain usa dei suoni relativamente “puliti” in nessuno dei suoi ampli andrá mai oltre il 50% del gain dispinibile.

eddie è sempre stato un amante dei puliti ricavati da canali crunch abbassando il volume dello strumento. storicamente plexi, slo 100 e 5150 I sono testate monocanale, la 5150 II e la prima serie della 5150 III sono delle due canali dove il pulito può essere un clone del lead con un pochino meno di gain.

solo dalla sconda generazione di 5150 III eddie ha iniziato ad utilizzare un terzo canale clean che può al massimo diventare un crunch blues.

eddie era solito usare un eq tra il preamp ed il finale, per fare un fine tuning delle frequenze basse ed alte.

questa sua abitudine è diventata poi per le frequenze alte il presence nei soldano a cui dalla 5150 di è sempre aggiunto il controllo depth per le basse frequenze che poi è diventato resonance nella 5150 III

quanto queste follie unite all’inimmaginabile controllo e sensibilitá di eddie generino il suo suono sono testimoniate da personaggi del calibro di Nuno Bettencourt degli extreme che in un intervista disse che aveva provato il setup live di eddie e sperava di ottenere finalmente i segreti del suo suono. depressione assoluta fu quella di scoprire che il tutto suonava come nuno però più difficile da gestire e incontrollabile.
al termine di quella intervista nuno disse che alla fine il suono di eddie stá tutto nelle sue mani e nella simbiosi che ha sviluppato con i suoi strumenti a furia di sperimentare e seguire le sue intuizioni.

quindi alla fine come sempre usate il cervello per accendere e spegnere gli strumenti ma a tutto il resto devono pensare il cuore e le mani….

a presto con il terzo ed ultimo capitolo su quello che ho scoperto del suono di eddie…

 

https://goo.gl/images/iLxNzH

https://goo.gl/images/FK1iZb

https://goo.gl/images/A6oXnc

certo queste immagini non danno proprio l’idea di un setup semplice… 🙂

Un solo humbucker, 8 suoni differenti con mille sfumature

Ecco un altro articolo di quelli che piacciono a me, uno di quelli che può lasciare perplessi ma in realtà va nella direzione di una semplificazione del setup.

Tutti noi probabilmente abbiamo chitarre o bassi (i bassisti sono più evoluti sotto questo aspetto) con almeno 2 pickup (se abbiamo una Telecaster) fino ad arrivare a virtualmente 6 in chitarre come la Les Paul custom a 3 humbucker.

Siamo veramente sicuri di avere bisogno di tutti quei pickup per ottenere i suoni di cui siamo innamorati o che come sempre rendono la nostra percezione del suono positiva in modo da stimolare anche la nostra fantasia?

Non arrivo a dire di strappare il neck pickup come il buon Phil X fa in questo video

o a metterne uno finto e non funzionante al manico per far credere al mondo intero che la propria chitarra ha questa diavoleria elettronica che nessun altro al mondo ha come fece il buon eddie con la sua meravigliosa frankenstrat;

però sappiate che con un solo pickup al ponte si possono ottenere almeno 8 suoni diversi, alcuni dei quali che possono ricordare il suono di un pickup al manico o sonorità più simili a Brian May in Bohemian Rhapsody

Quelli che vado a esporre sono potenziali trucchi per ottenere di più dai vostri humbucker, che può essere fondamentalmente collegato in 4 modi differenti e due di questi collegamenti permettono ulteriori due opzioni.

Collegamento in serie: il classico le due bobine del pickup lavorano in serie tra loro donando al suono quella tipica compressione e pienezza dell’ humbucker. Le due bobine così collegate in fase restituiranno un suono pieno, corposo, ricco di attacco e con un po’ meno alte rispetto ad un single coil. Qui c’è pure una seconda opzione, ovvero collegare le due bobine in serie ma in controfase per andare a creare un suono nasale, generalmente svuotato dai bassi e ricchissimo di armonici (assolo di Bohemian Rhapsody per esempio sono due pickup single coil in serie in controfase)

Collegamento in parallelo: qui le due bobine lavorano assieme, ma non essendo in serie mandano ciascuna il suono verso l’uscita senza influenzare l’una il suono dell’altra. Il suono risultante sarà un piacevole ibrido tra un humbucker sgonfio ed un single coil ciccionissimo. Mi spiego meglio: suonando le due bobine assieme il tipico hum dei single coil viene eliminato, il suono si ingrossa perchè si suonano comunque due pickup assieme ma essendo in parallelo vengono preservati gli alti tipici di un pickup single coil. Anche qui potrete optare per un collegamento in controfase per avere un ulteriore opzione: l’effetto sarà simile a quello precedentemente descritto ma con una leggera minore perdita di bassi invece che un completo svuotamento.

Se non ho fatto male i conti siamo a 4 potenziali suoni, gli altri 4?

Eccoli:

Potrete collegare il vostro humbucker in modo da mandare la bobina verso il manico a massa (coil tap/split che sono due cose molto diverse ma tutti li usano come fossero la stessa cosa quindi mi adeguo per non aggiungere casino)

Avendo quindi la sola bobina più vicina al ponte operativa, questo restituirà un suono simile ad un single coil, molto graffiante pieno di alti e data la vicinanza al ponte sarà anche molto metallico e con un attacco molto forte. Il livello d’uscita è chiaramente più basso rispetto ai collegamenti in serie e parallelo.

Potrete altresì mandare a massa la bobina più vicina al ponte ottenendo un suono molto simile al precedente ma leggermente più corposo con un po’ di bassi in più.

Con queste due opzioni i nostalgici dell’hum dei single coil saranno felici, il rumore chiaramente ritorna…

Ed ora gli altri due suoni come li ottieni??

Semplice, basta considerare di usare il potenziometro dei toni!

Forse anche voi come me rimarrete sconvolti della sua esistenza, per anni l’ho addirittura eliminato dalle mie chitarre non capendone il potenziale.

Eppure su ciascuno dei collegamenti precedentemente descritti il potenziometro toni può dare tantissime sfumature diverse (occhio che la qualità del potenziometro e il valore del condensatore che ci mettete cambiano drasticamente la risposta ed i suoni) Pensate che con un buon condensatore da 47uf e potenziometro da 500k completamente chiuso o verso la metà potete ottenere un suono simile ad un pickup al manico.

Chi mi ha insegnato questa cosa è il sempre pieno di risorse Phil x che ha fatto dell’assenza di gear la sua vocazione e come ci spiega al minuto 3:45

Per finire questa carrellata vi dico che non mi assumo nessuna responsabilità se i suoni proposti non vi piacciono, sono solo delle possibilità che vi permettono di esplorare e sperimentare.

Ricordatevi che a seconda di che pickup montate tutto può cambiare, i potenziometri, i condensatori, il cavo, l’ampli, tutto può fare la differenza però l’unico fattore che potete allenare a cambiare a vostro piacimento sono le vostre mani.

Provate anche a suonare plettrando in diversi punti la stessa frase, vedete quante sonorità diverse potete ottenere anche solo così.

Se vi va commentate, chiedete, diteci se avete provato qualcuna di queste opzioni e cosa ne pensate, sempre chiaramente davanti ad una birra al momento virtuale ma magari prima o poi anche reale…

Ciao Frank

Più sound con meno pedali! [da PremierGuitar]

Faccio una premessa: ognuno  ha la sua opinione in merito e posso essere contraddetto su quello che scrivo di seguito. Persone molto più sveglie di me hanno fatto scelte molto peggiori in materia di pedali. Nessuno salva balene qui, quindi la peggior cosa che possa capitare è che seguire i miei consigli si traduca in un suono orribile, e torniate al vostro vecchio modo d’impostare le scelte hardware. Al massimo avrete perso un po’ di tempo, ma hey, se state leggendo è perché avere un po’ di tempo da perdere (o preferite farlo). E allora andiamo a cominciare.

Pedali premium. Per qualche strana ragione mi è stato chiesto di parlare di questo argomento più e più volte. Vorrei quindi chiedervi alcuni dei prodotti considerati premium che normalmente associamo alla Svizzera: in tempo zero la risposta cadrà inevitabilmente su orologi, cioccolata, coltellini, banche, ecc.

Adesso che siete entrati nel ragionamento potrei chiedervi di nominarmi alcuni prodotti americani per i quali normalmente i consumatori accettano di pagare un sovrapprezzo. Sebbene ognuno possa dare una sua definizione, che va dagli smartphone alle patinate riviste softcore, le risposte (può sorprendere) si assomiglieranno più o meno sempre e saranno una lista di: pistole, auto sportive potenti, motociclette, chitarre… e cosucce legate alle chitarre (ed ai bassi, aggiungo io).

Mentre la stragrande maggioranza dei prodotti elettronici di consumo sono oggi  prodotti in qualsiasi paese  e sempre a minor prezzo (per essere competitivi) e a scapito del tenore di vita dei propri cittadini , la tendenza nel mercato dei pedali è di essere considerata di così alto livello da giustificare un prezzo extra pagato quando si acquistano. È simile a quello che accade per altre industrie come le auto sportive nostrane, la moda francese o il bacon canadese – prodotti che definiscono l’industria e si legano alla cultura del paese produttore, portando caratteristiche quali: qualità costruttiva e attenzione al dettaglio.

Questo solleva la questione: con tutta l’esperienza nordamericana, un pubblico potenziale disposto a pagare per la qualità e potenziali innovatori nel settore, perché così tante persone preferiscono acquistare prodotti di livello inferiore?

Come il 75%  delle situazioni che ho visto, ipotizziamo di avere 3 overdrive in serie + 1 soft-clipping overdrive. La logica vuole che da 3 pedali differenti si ottengano 3 tipologie di suoni, ovvero: usati indipendentemente o combinati tra loro (a 2-3-tutti insieme). Gli overdrive sembrano seguire sempre il medesimo percorso convenzionale: se nessuno è posto alla fine della catena, nessuno dei segnali andrà in loop se usati parallelamente.

"The only thing worse than your opinions is this drawing." - Philippe Herndon. Image by Philippe Herndon.

“The only thing worse than your opinions is this drawing.” – Philippe Herndon. Image by Philippe Herndon.

Si possono immaginare una varietà di di suoni e sfumature, ma cosa vogliamo ottenere realmente ? Il più delle volte, si sentono 3 pedali che suonano più o meno nello stesso modo . Nella migliore delle ipotesi sono riuscito a contare 3 o quattro tipologie differenti di suoni usando questo set-up, e credo di avere un buon orecchio, ma faccio fatica a trovare differenze rilevanti fra uno e l’altro. E mi domando che cosa percepisca il pubblico che in quel momento ascolta.

PIÙ SUONI, MENO PEDALI. Prendiamo in considerazione un’opzione alternativa: usando un pedale a guadagno relativamente alto e lavorando sulla manopola del volume abbassando il segnale della chitarra: potete ottenere letteralmente una varietà di suoni. Potreste anche trovare un vostro suono usando il controllo del tono che avevate abbandonato. Il guadagno, per definizione, è il rapporto di tensione tra il voltaggio di uscita e quello in entrata. Per questo motivo potete, modificando questa equazione, ottenere distorsione ed overdrive semplicemente utilizzando la monopola del volume!

Un altro vantaggio di questo set-up consiste nel liberarsi della costante attenzione ai pedali per i cambiamenti dinamici, e questo a tutto vantaggio di come suonate. Mentre la vostra danza con i piedi sugli effetti è invisibile,  è la vostra presenza sul palco che conta e trasmette qualcosa. Il mio consiglio è che forse potreste tralasciare qualche pedali concentrandovi sul playing.

Articolo liberamente tradotto da PremierGuitarState of the stomp – more sounds from fewer pedals” 

Le posizioni dello switch della chitarra

La chitarra elettrica ha un fantastico e magico dispositivo, il selettore dei pickup, che permette di cambiare il suono della chitarra a seconda delle caratteristiche tonali richieste da un dato brano in un determinato momento.

Per capire meglio l’elemento selettore trascureremo volutamente tutti gli altri elementi dell’ elettronica di una chitarra elettrica, dando una descrizione di massima di come si comporta il selettore rispetto ai 3 modelli principali di strumento nell’immaginario collettivo:

  • Gibson Les Paul
  • Fender Stratocaster
  • Fender Telecaster

Intanto cerchiamo di capire cosa fa e chi è il selettore di cui stiamo parlando (il famoso switch).

Lo switch è un dispositivo che permette di scegliere quale dei segnali che entrano al suo interno saranno mandati all’uscita. A seconda di come vengono collegati i pickup e il tipo di selettore, si possono avere infinite possibilità. Per ora ci limiteremo agli standard proposti dai 3 strumenti sopra elencati.

In quali aspetti differiscono le 3 chitarre elencate?

Un universo, ma quelli che interessano a noi oggi sono solo 2:

La configurazione di pickup ed il tipo di selettore.

La Les Paul ha un selettore di tipo toggle a 3 posizioni ed è normalmente equipaggiata con 1 pickup humbucker al ponte ed uno al manico ( l’humbucker è un pickup costituito da due pickup singoli single coil uniti tra loro in serie, per ora diciamo solo che questo li rende più potenti e meno rumorosi)

  • Posizione 1 (Rythm):Attiva all’ uscita il solo pickup al manico. Generalmente è la posizione in alto del selettore sulla Les Paul, e come indicato dal nome veniva intesa (dal suo endorser, ricordiamo infatti che la Les Paul è stata la prima chitarra signature della storia) come la posizione da utilizzare per le parti ritmiche. Il suo suono risulta poco tagliente, ricco di toni bassi ed una piacevole gamma media che può ricordare quasi il suono di un violino, è infatti per questa caratteristica che molti chitarristi (come Santana, Joe Perry, Slash, solo per citarne alcuni) hanno utilizzato questa posizione nelle parti più melodiche dei loro assoli o per i fraseggi blues più intricati data la “pastosità” del suono.
  • Posizione 2 (Center): Attiva entrambi i pickup in parallelo (semplicemente significa che l’uscita sarà un mix di entrambi i suoni che confluiscono contemporaneamente all’uscita) Come per tutte le posizioni in cui vengono miscelati più pickup si tende non solo ad avere un mix delle due sonorità ma,  avendo solitamente i due suoni delle frequenze in controfase tra loro data la posizione stessa dei pickup, alcune di queste subiranno un effetto di cancellazione lasciando tipicamente spazio agli estremi dello spettro sonoro (Acuti e gravi) con una enfatizzazione di alcune frequenze medie che dipenderanno molto anche dal legno di cui è costruita la chitarra. Questa posizione può essere utilizzata con successo ad esempio per riff tipo Whole a lotta love dei Led Zeppelin. Ricordate però che la vostra mano sarà la prima vera variabile. Inoltre su questa posizione è meglio utilizzare saturazioni e gain, più bassi per evitare che il suono si impasti troppo. Risulta una posizione molto interessante anche sui suoni puliti in quanto enfatizzando gli estremi dello spettro sonoro ed avendo comunque un buon corpo di medi può essere interessante per strumming o suoni simil “acustici”
  • Posizione 3 (treble): Attiva il solo pickup al ponte, il suono è molto tagliente con bassi estremamente secchi, acuti pronunciati e frequenze medie molto accentuate. Essendo molto vicino al ponte si tende a tenerlo più vicino alle corde per compensare la minore mobilità delle corde stessa dovuta alla vicinanza del loro punto di ancoraggio (sellette del ponte). É la posizione intesa dal suo endorser per gli assoli, ma utilizzata molto nelle parti ritmiche di tutti quei generi solitamente più carichi di distorsione. Nel metal ad esempio la tecnica del palm muting risulta estremamente efficace a livello sonico solo in questa posizione, tecnica che può essere sfruttata anche nei soli (come fa Paul Gilbert ad esempio) permettendo di avere un effetto “staccato” molto pronunciato anche su linee sature di note.

Il suono in solo di una Les Paul al ponte è inoltre la base di partenza per il suono di EVH (Edward Van Halen): la sua “frankenstrat” infatti doveva gran parte del suono ad un pickup letteralmente strappato da una Les Paul e avvitato direttamente al corpo di una stratocaster da lui assemblata.

 

La fender telecaster è una delle chitarre più usate nelle registrazioni dei riff rock ed hard rock che noi tutti – chi più e chi meno – abbiamo provato ad imparare.

Jimmy page, Brian May, Nuno Bettencourt, Joe perry, Keith Richards, Eric Clapton, EVH, Paul Gilbert, Joe Satriani (e la lista continua all’infinito): ciascuno di questi mostri sacri del rock ha suonato e registrato più di un brano diventato leggenda con questa chitarra, in particolare nella posizione del p.up al ponte.

La Telecaster ha 2 pickup, uno abbastanza potente al ponte nato per enfatizzare tutta la gamma medio alta e le risonanze date dal suo ponte interamente in metallo. Il secondo pickup è invece un single coil abbastanza scuro e poco potente posizionato al manico.

Le Telecaster più recenti sono dotate di un 5 posizioni a lama, ma noi andremo ad analizzare le prime versioni a 3 posizioni sempre a lama, dando un cenno a delle modifiche che erano applicate e che sono poi diventate lo spunto per il circuito a 5 posizioni.

  • Posizione 1 (verso il ponte): Attiva il solo pickup al ponte e nelle prime versioni il pickup non solo era montato su una base metallica che era un tutt’uno col ponte, ma vi era anche una copertura che racchiudeva tutto in modo da aumentare ulteriormente l’effetto risonanza del metallo. Questa copertura veniva generalmente smontata in quanto molto scomoda ed i suoni da essa enfatizzati potevano essere utili solo in un utilizzo con bottleneck (ricordate che sono pareri personali sviluppati nel tempo provando e leggendo tutto quello che trovavo sugli argomenti).
    Il suono di questa posizione è potente, tagliente, definito, ruvido, dinamico, compresso, in grado di saturare le valvole di un apmplificatore se si percuotono le corde con una certa violenza.
    Molto utilizzata nel rock, nel blues, nel country, in linee ritmiche o assoli, l’unica cosa è il non desiderare un suono morbido!!! (https://www.youtube.com/watch?v=eFDhnFrl5NU minuto 3.38 Phil X Rocks!!! \m/)
  • Posizione 2 (centrale): Attiva entrambi I pickup in parallelo (alcuni modificavano tale posizione in modo da collegare i pickup in serie ed avere un suono simil humbucker più potente rispetto ai due signoli), tale posizione è molto ricca di medi può essere utilizzata con un compressore per ritmiche funky con grande soddisfazione per gli amanti di sonorità alla James Brown…
    Discreta anche sui puliti, come sempre tutto dipende dalla mano di chi la usa, non temete la sperimentazione, ne troverete senza ombra di dubbio un uso per cui non saprete più farne a meno.
  • Posizione 3 (verso il manico): Posizione non molto amata (parere personale) in quanto il pickup al manico risulta molto poco potente e si crea sempre una differenza di volume tra le varie posizioni che è difficilmente gestibile in un setting live.
    Il pickup al manico risulta più scuro rispetto a quello al ponte e con un suono molto più sottile e carico di basse, con lievi distorisioni può essere utilizzato per assoli molto melodici oppure per linee di “basso” eseguite sulla chitarra.
    A tal proposito sulle prime versioni sulla posizione 3 veniva montato un condensatore in parallelo in modo da incupire il suono e simulare il suono di un basso (nelle primissime band infatti data l’inesistenza del basso elettrico veniva relegata la chitarra a tale ruolo con questo accorgimento).

La Fender Stratocaster è la chitarra elettrica per eccellenza: chiedete ad un bambino di descrivervi una chitarra elettrica e se ci riuscirà al 90% dirà una stratocaster nera con battipenna bianco…(cit. Simone Cicolin)

La Stratocaster  montava fin dalle prime versioni 3 pickup single coil, all’inizio con un selettore a lama a 3 posizioni, successivamente alcuni chitarristi tra cui hendrix ad esempio avevano scoperto che mettendo il selettore in una posizione a metà tra quella centrale e o quella a ponte o manico si potevano ottenere altri 2 suoni con caratteristiche anche migliori di quelle standard.

Da lì Leo Fender, padre di questa fantastica ascia e sempre attento alle esigenze del mercato, ha applicato un selettore a 5 posizioni che adesso andremo ad analizzare.

  • Posizione 1 (ponte): attiva il solo pickup al ponte, il suono è molto tagliente, simile alla telecaster ma meno ricco di medie e meno potente, è una buona posizione da utilizzare con suoni leggermente saturi sia per ritmiche che per soli dal blues al rock. Con un suono pulito questa posizione da note molto definite che se assottigliate con una buona equalizzazione possono essere utili in ritmiche funky o similari (opinione personale) Anche qui, data la gamma dinamica disponibile, la mano del chitarrista fa un enorme differenza sul suono finale.
  • Posizione 2 (in between ponte e centrale): attiva il pickup al ponte ed il centrale assieme in parallelo, il suono risulta meno graffiante del solo ponte ma comunque molto ricco di toni alti, suono versatile utilizzabile sia con suoni saturi che puliti a patto di non andare a cercare armonici sia artificiali che naturali che “pinciati” (le posizioni di mezzo della strato non aiutano nella produzione di armonici) i pickup infatti avendo delle frequenze in controfase potrebbero eseguire un azzeramento proprio sul corpo delle armoniche principali.
  • Posizione 3 (center): Personalmente ritengo che il pickup centrale della strato sia interpretabile in due modi o un buon compromesso preso singolarmente tra il suono del ponte troppo tagliente ed il manico un po’ troppo impastato, oppure un suono né carne né pesce, a voi la scelta (io propendo per questa seconda versione).
  • Posizione 4 (in between centrale e manico): Attiva il centrale ed il picuk al manico in parallelo, offre una sonorità calda ma brillante, ricca di armoniche e capace di ispirare molto su arpeggi o linee molto ritmate, interessante con lievi distorsioni, molto dinamica, è la tipica sonorità usata per l’intro di Little Wing di Jimmy Hendrix. Non credo servano altre parole per descrivere questa fantastica posizione.
  • Posizione 5 (Manico): Attiva il solo singolo al manico, posizione molto usata nel blues sia per le ritmiche che per gli assoli, in particolare essendo carica sia di bassi che di alti con una discreta punta di medi risulta ottima in linee melodiche. Se caricata di effetti e compressa da vita a delle sonorità psichedeliche gilmouriane che possono fare impazzire i patiti del chitarrista dei Pink Floyd.

Come detto queste sono le posizioni standard avrò modo in altri articoli di affrontare quello che mi piace chiamare il Kamasutra della chitarra ovvero tutte le possibili posizioni modifiche alternative trucchi e segreti di vari esperimenti che monto sulle mie chitarre o ho comunque potuto provare…

Ed eccoci quì, per concludere vi ricordo per l’ennesima volta che lo switch è solo uno degli elementi del complesso sistema che crea il suono della chitarra.

Il primo elemento del suono sono le vostre mani, non temete di sperimentare le varie posizioni e non temete di fare le cose in modo diverso dai vostri idoli per ottenere sonorità che ispirano voi ed il vostro modo di suonare.

Non voglio insegnare nulla, voglio solo esprimere dei concetti che ho sperimentato sulla mia pelle in una ventina di anni di esperimenti sonori ed errori più o meno eclatanti, se avete domande o semplicemente consigli o suggerimenti io ed i miei compari di avventura cercheremo di darvi una risposta o integrare i nostri articoli o – perché no – dare spazio ai vostri…

Ciao Frank

Valvolari ed effetti – ancora alla ricerca del sound

Il seguito dell’articolo sulla ricerca del proprio sound, scritto da Loris dei Romero Power Trio

In commercio, anche nel valvolare, ci sono diversi approcci: 2/3/4 canali, reverberi a molla o digitali, multieffetto e chi più ne ha più ne metta. Io vi consiglio i monocanali: meno roba c’è e meglio è.

Qualcuno di voi si chiederà: “Ok ma se uso un distorto e poi mi serve il pulito?” Semplice: avete un volume sullo strumento avete un volume nelle mani e se avete pure un valvolare – come abbiamo detto sopra – avete tutti gli strumenti per passare sullo stesso canale da una distorsione ad un pulito magari con quella punta di sporco che a me sinceramente risveglia i sentimenti.

Guardate video di grandi chitarristi: una cosa che fanno TUTTI (e che invece vedo pochissimo fare dai non pro) è usare quei cazzo di potenziometri e gli switch dei pick up. LI AVETE PAGATI e vi posso assicurare che servono.

Una cosa è giusto ammetterla, tuttavia: la tecnica suggerita per passare da distorto a pulito ha un limite…il suono tende un po’ a chiudere e perdere di brillantezza. Ma ci sono soluzioni semplici e poco onerose per ovviare al problema modificando i potenziometri. E se poi siete proprio dei culi comodi ci sono dei pazzi che fanno pedali artigianali per la riduzione del volume e modifiche custom (tipo i disperati di AngryDonkey).

Se badate bene, quanto descritto va nella direzione di avere 1 suono e sfruttarne tutte le sfumature. Contate quanti suoni avete a disposizione solo con le combinazioni di pick up i toni i volumi e il vostro controllo di dinamica. Sono almeno 5.

Equalizzatori, valvole ed effetti

Un altro vantaggio che io ho trovato nell’usare valvolare a basso wattaggio è la risposta dell’equalizzazione. Infatti quando il suono è aperto e nitido ho l’impressione che si percepiscano meglio le variazioni dell’equalizzatore.

Anche qui ho un appunto: molto spesso sento la frase “si ma io ho la mia equalizzazione”.

A mio avviso è un po’ una cazzata e mi spiego meglio: l’equalizzatore dovrebbe essere usato per riprodurre il proprio sound in ambienti sonori diversi. Alcuni chiameranno più frequenze alte, basse o medie, per cui pensare di avere un’equalizzazione standard x ogni occasione è un po’ ingenuo e denota una poca consapevolezza del proprio suono.

Alcuni ampli oltre all’eq standard hanno anche il famoso “Presence”, che io non amo ma se usato a dovere è molto utile per mettere a punto il suono in ambienti acustici diversi.

State lontani da equalizzatori grafici e affini: mi hanno sempre dato l’impressione di essere più cosa da fonico che da chitarristi…insomma la semplicità paga.

Reverbero

Sul reverbero integrato nella testata o meno è una questione di scelte. Io adoro gli ambienti e il mio valvolare ha il reverbero a molla che mi piace parecchio. Non ultimi ci sono dei pedali digitali che sono ottimi e sfido chiunque a riconoscere la differenza tra un reverb analogico e digitale. E qui apro un’altro mio personale pensiero… non è che perché ho fatto la scelta analogica allora tutto la mia strumentazione lo debba essere. L’obiettivo è e resta sempre e solo il Tuo suono eccheccazzotenefrega se a produrlo è una valvola o 2 criceti che corrono sulla ruota, il mio amore per il valvolare e per un certo tipo di chitarre è dovuto all’ampiezza di possibilità che questa combinazione è in grado di regalare.

La pedaliera

Soprattutto per i più giovani. NON PENSATE DI RISOLVERE I VOSTRI PROBLEMI DI SUONO CON I PEDALI. Se il suono è corrotto alla fonte, i pedali lavoreranno su un errore. È un po’ come quando chiudono le buche in tangenziale che poi si riaprono alla prima pioggia. Anche economicamente parlando, investite sul suono di partenza e guardate ad ogni pedale come occasione per dare un colore in più al vostro suono di base, non come un sostituto o una pezza. Se investite sulle vostre mani dovreste essere in grado di fare in acustico tutto ciò che fate in elettrico.

Poi i pedali possono essere analogici, digitali, macrobiotici e vegani…soprattutto per quelli usati in send/return, che io chiamo di colore, è tutto lasciato al vostro gusto.

Non abbiate paura del digitale: se Page li avesse avuti ne avrebbe usati a pacchi, anche perché se li usate in send/return la pasta del suono sarà comunque analogica. Sulla gestione del S&R io adoro quelli che hanno il miscelatore con il pre. La risposta è la fusione del suono con il pedale ed è in questo caso ottimale.

Tanti pedali o pochi pedali?

Qui una risposta non c’è. Personalmente resto sempre basito nel vedere certe astronavi di pedaliere e certi chitarristi che sembrano la Fracci a forza di saltellare E IL SUONO NON CAMBIA nonostante i ripetuti saltellamenti sui pedali. Insomma, io la vedo così: quando state per comprare un pedale e fate il pensiero “questo mi darà quella puntina di in più…” chiudete il portafogli, fatevi una birra e mettetevi a suonare.

Transistor, valvole e digitale: solo mezzi, nessuna soluzione

Loris Marchiori detto Gomez, dei Romero Power Trio, ci dice la sua sulla ricerca del suono e l’importanza della strumentazione.

 

Premessa

Quanto troverete nelle prossime righe non è frutto di un approccio tecnico all’argomento, ma solo il punto di vista del musicista il quale, nella sua crescita personale, deve porsi l’obiettivo di trovare il proprio suono.

Premetto che il mio rapporto con lo strumento non è assolutamente professionale: il più delle volte non so nemmeno cosa sto combinando su quelle maledette 6 corde :). La mia crescita tecnica e’ sempre stata dettata dalla necessità di esprimere qualcosa per cui avevo bisogno di sviluppare un certo lick o imparare una certa scala. L’ho sempre fatto nella contingenza perché il mio approccio e’ quello del cantautore, ed ho sempre visto lo strumento con un mezzo e non il fine.

Il fine è sempre quello di comunicare qualcosa di noi stessi attraverso i suoni, per donare e per ricevere dal pubblico ciò che nessuna scala eseguita alla velocità della luce ti può dare. Non sono contro la masturbazione, ma ogni tanto è bene fare anche all’amore, pretendendo dall’esercizio onanistico solo un maggior controllo della performance.

 

Dove nasce il suono di un chitarrista? ( secondo me)

Per affrontare un discorso su transistor e valvole è bene chiedersi da dove nasca il suono.

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