È il chitarrista che suona o la chitarra?

Viviamo in un era in cui la qualità produttiva è elevata sia che parliamo di prodotti cheap che costosi.

Una volta, nei bei vecchi tempi andati,quando la vita del negozio e del compratore era più semplice, avevi due alternative:

Spendere poco per qualcosa che suonasse male
O
Spendere tanto per qualcosa che suonasse bene.

E ciò veniva confermato nella prova.

Oggi oggetti che costano 3 volte l’equivalente di fascia base non suonano 3 volte meglio. Prendo l’esempio delle chitarre: capita anche il caso fortunato del pezzo unico cheap che suona meglio della super blasonata custom shop (va da dire che è molto raro) ma in genere strumenti di fascia medio bassa oggigiorno suonano piuttosto bene. (A me è capitata per le mani una B.C.Rich da 200€ che suonava benissimo! ndr Albe)

Allora come orientarsi, quali aspettative avere, quali consigli seguire, come affrontare l’acquisto di uno strumento?

La risposta è semplice, gli strumenti vanno provati, e vanno provati bene!

Se avete la possibilità provateli con la vostra strumentazione. Non fatevi però prendere dal panico se il negozio non vi permette di scaricare nei suoi 3 metri quadri il vostro frigorifero di effetti che dovrebbe stare a Wembley ma sta al massimo chiuso nella cantina della nonna per le prove: esistono diversi trucchetti per provare uno strumento anche senza il nostro rig usuale e farsi un’idea precisa di cosa si sta acquistando.

La prima cosa da considerare è la sensazione a pelle che vi restituisce lo strumento, perché secondo me è un fattore fondamentale, forse più importante di tutto il resto.

Non dico quanto è dura o alta o se ha le corde arruginite, no, parlo di un altra cosa.
Parlo di quella sensazione che tutti abbiamo e spesso ignoriamo perché gasati dal voler fare le scale come Malmsteen o lo shuffle di SRV o i sweep di Gambale. È quella sensazione che ciò che avete sotto le dita vi permette di dire qualcosa. Vi fa venir voglia di fare qualcosa di diverso. Solo uno strumento che vi da questa sensazione sarà in grado di stare veramente nelle vostre mani.

In secondo luogo, provate la chitarra da spenta: tanti dicono più la chitarra suona da spenta più suonerà da attaccata, ed è maledettamente vero!!!
La ragione è semplice: una chitarra che vibra molto risuona altrettanto, ed è in grado di trasmettere più informazioni ai pickup su più frequenze. Una chitarra che vibra molto la sentite di più perché il vostro corpo assorbe le vibrazioni dello strumento.

Ok, l’avete provata non amplificata, e ora? Adesso attaccatevi ad un amplificatore, il più simile possibile a quello che usate, e provatela ai volumi che usate di solito, ma anche (e soprattutto!) a volumi più bassi.

Infine, valutate l’assetto (e si ritorna al punto del feeling). Questo è un fattore piuttosto personale: io non credo nelle chitarre con action bassa, quindi se cercate una chitarra con action bassissima la mia risposta è allenatevi a suonare con un action alta. Il suono e l’espressione dello strumento ne guadagnano tantissimo, e una volta provata questa soluzione potreste non voler tornare più indietro.


Con questo eliminiamo qualsiasi dubbio sulla possibilità di avere un suono eccellente con pochi soldi. Ci vuole il tocco.

Questi aspetti sono i più importanti. Più del corpo, più del manico, più della marca. Se per voi – con una strumentazione simile alla vostra – suona bene e il feeling è buono, vi trovate davanti a uno strumento fatto per voi, alle vostre inclinazioni ed esigenze. Una chitarra da 3000€ non vi farà suonare come Malmsteen, se non avete il tocco giusto. Ma se voi, di base, siete in grado di suonare bene e avete padronanza del mezzo, anche una chitarra da 200€ potrà darvi altrettante soddisfazioni. Dico sempre che la chitarra è un po’ la nostra puttana: deve fare quello che piace a noi, come piace a noi. Se pago di più per avere una bella chitarra che non si comporta come vorrei, cosa l’ho pagata a fare?

Giusto per rendersi conto: il sito Guitarfella scrive questi due articoli:

How To Find A Top Affordable Acoustic Guitar

The Top 10 Affordable Electric Guitars For Under $200

 

Le posizioni dello switch della chitarra

La chitarra elettrica ha un fantastico e magico dispositivo, il selettore dei pickup, che permette di cambiare il suono della chitarra a seconda delle caratteristiche tonali richieste da un dato brano in un determinato momento.

Per capire meglio l’elemento selettore trascureremo volutamente tutti gli altri elementi dell’ elettronica di una chitarra elettrica, dando una descrizione di massima di come si comporta il selettore rispetto ai 3 modelli principali di strumento nell’immaginario collettivo:

  • Gibson Les Paul
  • Fender Stratocaster
  • Fender Telecaster

Intanto cerchiamo di capire cosa fa e chi è il selettore di cui stiamo parlando (il famoso switch).

Lo switch è un dispositivo che permette di scegliere quale dei segnali che entrano al suo interno saranno mandati all’uscita. A seconda di come vengono collegati i pickup e il tipo di selettore, si possono avere infinite possibilità. Per ora ci limiteremo agli standard proposti dai 3 strumenti sopra elencati.

In quali aspetti differiscono le 3 chitarre elencate?

Un universo, ma quelli che interessano a noi oggi sono solo 2:

La configurazione di pickup ed il tipo di selettore.

La Les Paul ha un selettore di tipo toggle a 3 posizioni ed è normalmente equipaggiata con 1 pickup humbucker al ponte ed uno al manico ( l’humbucker è un pickup costituito da due pickup singoli single coil uniti tra loro in serie, per ora diciamo solo che questo li rende più potenti e meno rumorosi)

  • Posizione 1 (Rythm):Attiva all’ uscita il solo pickup al manico. Generalmente è la posizione in alto del selettore sulla Les Paul, e come indicato dal nome veniva intesa (dal suo endorser, ricordiamo infatti che la Les Paul è stata la prima chitarra signature della storia) come la posizione da utilizzare per le parti ritmiche. Il suo suono risulta poco tagliente, ricco di toni bassi ed una piacevole gamma media che può ricordare quasi il suono di un violino, è infatti per questa caratteristica che molti chitarristi (come Santana, Joe Perry, Slash, solo per citarne alcuni) hanno utilizzato questa posizione nelle parti più melodiche dei loro assoli o per i fraseggi blues più intricati data la “pastosità” del suono.
  • Posizione 2 (Center): Attiva entrambi i pickup in parallelo (semplicemente significa che l’uscita sarà un mix di entrambi i suoni che confluiscono contemporaneamente all’uscita) Come per tutte le posizioni in cui vengono miscelati più pickup si tende non solo ad avere un mix delle due sonorità ma,  avendo solitamente i due suoni delle frequenze in controfase tra loro data la posizione stessa dei pickup, alcune di queste subiranno un effetto di cancellazione lasciando tipicamente spazio agli estremi dello spettro sonoro (Acuti e gravi) con una enfatizzazione di alcune frequenze medie che dipenderanno molto anche dal legno di cui è costruita la chitarra. Questa posizione può essere utilizzata con successo ad esempio per riff tipo Whole a lotta love dei Led Zeppelin. Ricordate però che la vostra mano sarà la prima vera variabile. Inoltre su questa posizione è meglio utilizzare saturazioni e gain, più bassi per evitare che il suono si impasti troppo. Risulta una posizione molto interessante anche sui suoni puliti in quanto enfatizzando gli estremi dello spettro sonoro ed avendo comunque un buon corpo di medi può essere interessante per strumming o suoni simil “acustici”
  • Posizione 3 (treble): Attiva il solo pickup al ponte, il suono è molto tagliente con bassi estremamente secchi, acuti pronunciati e frequenze medie molto accentuate. Essendo molto vicino al ponte si tende a tenerlo più vicino alle corde per compensare la minore mobilità delle corde stessa dovuta alla vicinanza del loro punto di ancoraggio (sellette del ponte). É la posizione intesa dal suo endorser per gli assoli, ma utilizzata molto nelle parti ritmiche di tutti quei generi solitamente più carichi di distorsione. Nel metal ad esempio la tecnica del palm muting risulta estremamente efficace a livello sonico solo in questa posizione, tecnica che può essere sfruttata anche nei soli (come fa Paul Gilbert ad esempio) permettendo di avere un effetto “staccato” molto pronunciato anche su linee sature di note.

Il suono in solo di una Les Paul al ponte è inoltre la base di partenza per il suono di EVH (Edward Van Halen): la sua “frankenstrat” infatti doveva gran parte del suono ad un pickup letteralmente strappato da una Les Paul e avvitato direttamente al corpo di una stratocaster da lui assemblata.

 

La fender telecaster è una delle chitarre più usate nelle registrazioni dei riff rock ed hard rock che noi tutti – chi più e chi meno – abbiamo provato ad imparare.

Jimmy page, Brian May, Nuno Bettencourt, Joe perry, Keith Richards, Eric Clapton, EVH, Paul Gilbert, Joe Satriani (e la lista continua all’infinito): ciascuno di questi mostri sacri del rock ha suonato e registrato più di un brano diventato leggenda con questa chitarra, in particolare nella posizione del p.up al ponte.

La Telecaster ha 2 pickup, uno abbastanza potente al ponte nato per enfatizzare tutta la gamma medio alta e le risonanze date dal suo ponte interamente in metallo. Il secondo pickup è invece un single coil abbastanza scuro e poco potente posizionato al manico.

Le Telecaster più recenti sono dotate di un 5 posizioni a lama, ma noi andremo ad analizzare le prime versioni a 3 posizioni sempre a lama, dando un cenno a delle modifiche che erano applicate e che sono poi diventate lo spunto per il circuito a 5 posizioni.

  • Posizione 1 (verso il ponte): Attiva il solo pickup al ponte e nelle prime versioni il pickup non solo era montato su una base metallica che era un tutt’uno col ponte, ma vi era anche una copertura che racchiudeva tutto in modo da aumentare ulteriormente l’effetto risonanza del metallo. Questa copertura veniva generalmente smontata in quanto molto scomoda ed i suoni da essa enfatizzati potevano essere utili solo in un utilizzo con bottleneck (ricordate che sono pareri personali sviluppati nel tempo provando e leggendo tutto quello che trovavo sugli argomenti).
    Il suono di questa posizione è potente, tagliente, definito, ruvido, dinamico, compresso, in grado di saturare le valvole di un apmplificatore se si percuotono le corde con una certa violenza.
    Molto utilizzata nel rock, nel blues, nel country, in linee ritmiche o assoli, l’unica cosa è il non desiderare un suono morbido!!! (https://www.youtube.com/watch?v=eFDhnFrl5NU minuto 3.38 Phil X Rocks!!! \m/)
  • Posizione 2 (centrale): Attiva entrambi I pickup in parallelo (alcuni modificavano tale posizione in modo da collegare i pickup in serie ed avere un suono simil humbucker più potente rispetto ai due signoli), tale posizione è molto ricca di medi può essere utilizzata con un compressore per ritmiche funky con grande soddisfazione per gli amanti di sonorità alla James Brown…
    Discreta anche sui puliti, come sempre tutto dipende dalla mano di chi la usa, non temete la sperimentazione, ne troverete senza ombra di dubbio un uso per cui non saprete più farne a meno.
  • Posizione 3 (verso il manico): Posizione non molto amata (parere personale) in quanto il pickup al manico risulta molto poco potente e si crea sempre una differenza di volume tra le varie posizioni che è difficilmente gestibile in un setting live.
    Il pickup al manico risulta più scuro rispetto a quello al ponte e con un suono molto più sottile e carico di basse, con lievi distorisioni può essere utilizzato per assoli molto melodici oppure per linee di “basso” eseguite sulla chitarra.
    A tal proposito sulle prime versioni sulla posizione 3 veniva montato un condensatore in parallelo in modo da incupire il suono e simulare il suono di un basso (nelle primissime band infatti data l’inesistenza del basso elettrico veniva relegata la chitarra a tale ruolo con questo accorgimento).

La Fender Stratocaster è la chitarra elettrica per eccellenza: chiedete ad un bambino di descrivervi una chitarra elettrica e se ci riuscirà al 90% dirà una stratocaster nera con battipenna bianco…(cit. Simone Cicolin)

La Stratocaster  montava fin dalle prime versioni 3 pickup single coil, all’inizio con un selettore a lama a 3 posizioni, successivamente alcuni chitarristi tra cui hendrix ad esempio avevano scoperto che mettendo il selettore in una posizione a metà tra quella centrale e o quella a ponte o manico si potevano ottenere altri 2 suoni con caratteristiche anche migliori di quelle standard.

Da lì Leo Fender, padre di questa fantastica ascia e sempre attento alle esigenze del mercato, ha applicato un selettore a 5 posizioni che adesso andremo ad analizzare.

  • Posizione 1 (ponte): attiva il solo pickup al ponte, il suono è molto tagliente, simile alla telecaster ma meno ricco di medie e meno potente, è una buona posizione da utilizzare con suoni leggermente saturi sia per ritmiche che per soli dal blues al rock. Con un suono pulito questa posizione da note molto definite che se assottigliate con una buona equalizzazione possono essere utili in ritmiche funky o similari (opinione personale) Anche qui, data la gamma dinamica disponibile, la mano del chitarrista fa un enorme differenza sul suono finale.
  • Posizione 2 (in between ponte e centrale): attiva il pickup al ponte ed il centrale assieme in parallelo, il suono risulta meno graffiante del solo ponte ma comunque molto ricco di toni alti, suono versatile utilizzabile sia con suoni saturi che puliti a patto di non andare a cercare armonici sia artificiali che naturali che “pinciati” (le posizioni di mezzo della strato non aiutano nella produzione di armonici) i pickup infatti avendo delle frequenze in controfase potrebbero eseguire un azzeramento proprio sul corpo delle armoniche principali.
  • Posizione 3 (center): Personalmente ritengo che il pickup centrale della strato sia interpretabile in due modi o un buon compromesso preso singolarmente tra il suono del ponte troppo tagliente ed il manico un po’ troppo impastato, oppure un suono né carne né pesce, a voi la scelta (io propendo per questa seconda versione).
  • Posizione 4 (in between centrale e manico): Attiva il centrale ed il picuk al manico in parallelo, offre una sonorità calda ma brillante, ricca di armoniche e capace di ispirare molto su arpeggi o linee molto ritmate, interessante con lievi distorsioni, molto dinamica, è la tipica sonorità usata per l’intro di Little Wing di Jimmy Hendrix. Non credo servano altre parole per descrivere questa fantastica posizione.
  • Posizione 5 (Manico): Attiva il solo singolo al manico, posizione molto usata nel blues sia per le ritmiche che per gli assoli, in particolare essendo carica sia di bassi che di alti con una discreta punta di medi risulta ottima in linee melodiche. Se caricata di effetti e compressa da vita a delle sonorità psichedeliche gilmouriane che possono fare impazzire i patiti del chitarrista dei Pink Floyd.

Come detto queste sono le posizioni standard avrò modo in altri articoli di affrontare quello che mi piace chiamare il Kamasutra della chitarra ovvero tutte le possibili posizioni modifiche alternative trucchi e segreti di vari esperimenti che monto sulle mie chitarre o ho comunque potuto provare…

Ed eccoci quì, per concludere vi ricordo per l’ennesima volta che lo switch è solo uno degli elementi del complesso sistema che crea il suono della chitarra.

Il primo elemento del suono sono le vostre mani, non temete di sperimentare le varie posizioni e non temete di fare le cose in modo diverso dai vostri idoli per ottenere sonorità che ispirano voi ed il vostro modo di suonare.

Non voglio insegnare nulla, voglio solo esprimere dei concetti che ho sperimentato sulla mia pelle in una ventina di anni di esperimenti sonori ed errori più o meno eclatanti, se avete domande o semplicemente consigli o suggerimenti io ed i miei compari di avventura cercheremo di darvi una risposta o integrare i nostri articoli o – perché no – dare spazio ai vostri…

Ciao Frank

laccatura nitro

I Potenziometri (questi sconosciuti)

Quelle strane manopoline sui nostri strumenti, praticamente inutili per chi suona metal o simili, usate spesso molto poco e a volte per nulla o male.

Iniziamo a capire cos’è un potenziometro

anatomia di un potenziometro

anatomia di un potenziometro

Un potenziometro è un componente che è in grado di opporre una resistenza variabile al passaggio di un segnale. Insomma è come la spina della birra: più la tiri verso di te meno tempo ci metterai a riempire il boccale vuoto!

Ci sono dei vincoli però:

  • il valore della resistenza variabile
  • la risposta della resistenza (lineare o logaritmica)

Il valore rappresenta la resistenza massima che quel potenziometro sarà in grado di opporre al segnale: ad esempio un potenziometro da 250kohm sará in grado di variare tra 0 e 250kohm.

I valori comunemente usati sulle chitarre sono:

  • 250 kohm su p.up single coil (standard strato e tele)
  • 500 kohm su p.up humbucker
  • 25   kohm circuiti attivi (standard p.up emg)
  • 300 kohm gibson les paul

valori usati ma non così popolari:

  • 1 mohm o 1000 kohm: p.up passivi dall’elevata uscita
  • 400 kohm: usati su alcune Les Paul per avere una via di mezzo tra i 300 ed i 500

Niente paura, al solito dipendetutto dalle vostre sante manine con cui reggete l’amato boccale di birra!

Eddie Van Halen ad esempio sulle sue Wolfgang dotate di p.up belli potenti usa dei potenziometri da 250 kohm.

Allora che valore scelgo?

In linea generale usate gli standard sopra proposti e poi sappiate che potete sperimentare tenendo a mente che più alto sarà il valore più si arricchirá il vostro boccale di schiuma, ehm pardon, il vostro suono di alti…

la risposta invece è un parametro su cui sperimentare non ha molto senso, ma non è vietato.

Intanto che differenza c’è tra lineare e logaritmico?

La differenza sta nella curva di valori di resistenza che il potenziometro assume durante la sua corsa da tutto aperto a tutto chiuso.

Ecco le differenze tra le curve. Notate come i pot commerciali (non audio) abbiano un taglio di curva differente e meno "morbido"

Ecco le differenze tra le curve. Notate come i pot commerciali (non audio) abbiano un taglio di curva differente e meno “morbido”

Mentre il potenziometro lineare ha un decremento costante, il logaritmico segue una curva che lo fa agire molto più repentinamente verso il fine corsa. L’orecchio umano non ha una curva di sensibilità lineare, per cui i potenziometri logaritmici possono servire in certi casi a compensare la percezione di gradualità del controllo di volume o di tono.

In linea generale è buona norma usare un potenziometro logaritmico per il volume ed un lineare per i toni.

Bene, adesso sapete piú o meno di cosa si parla quando si parla di quelle maledette manopoline.

Ora, se avete letto l’articolo del buon Gomez, saprete che nella musica del dimonio (e non solo) la dinamica è buona parte dell’espressività e della tecnica. Insomma, per avere dinamica pero bisogna saper massacrare le corde con colpi degni del martello di Thor ma anche con la delicatezza necessaria a spostare una piuma senza toccarla.

Se poi il genere che suonate vi permette di avere dei puliti un pochino sporchi vi potrete divertire a giocare con il suono abbassando leggermente il volume dello strumento.

Il bello del pulito sporco ripulito abbassando il volume (scusate il gioco di parole) sta nella maggiore ricchezza di armoniche. Se poi fate questo gioco con un valvolare avrete anche tutta la “ciccia” delle valvole a vostro sostegno..

Attenzione però: così come valori molto alti sui potenziometri “aprono” alle frequenze alte, di contro, abbassando il volume, perderete un po’ di quelle frequenze.

Non rimanete delusi, esiste una soluzione di cui parlerò approfonditamente in altri articoli…

nel frattempo buone suonate e ciao a tutti da Frank

Nota di Albe: maledetti chitarristi, e non vi chiedete nemmeno cosa sia un Ohm, o come si definisca la resistenza in elettronica? A breve anche un articolo tecnico sulle resistenze, sciagurati!

Sound: Mano vs Strumento

E’ un soggetto spesso dibattuto nei forum di chitarristi. Qualcuno comincia la discussione polarizzando l’attenzione su un titolo del tipo “il suono sta nelle mani”. Come sempre poi, il dibattito ruota intorno a chi insiste che il suono derivi direttamente sullo strumento utilizzato mentre altri sostengono che tutto stia nelle mani e nelle capacità del chitarrista. Condivido i miei pensieri ed osservazioni sull’argomento.

Stranamente il dibattito si sviluppa sempre e solo rispetto ai chitarristi elettrici. Credo che sia chiaro a tutti che per i chitarristi acustici il suono dipenda da come utilizzano lo strumento e dal proprio stile. Usare un plettro duro, sottile o di nylon crea un sound differente. Suonate con le dita e senza plettro ed otterrete ancora altre sonorità differenti. C’è un enorme gamma di tonalità e dinamiche che dipendono dal modo in cui date la plettrata e dal punto in cui suonate una corda. La costruzione, i materiali e la dimensione di una chitarra acustica determinano sicuramente il suono ma la scelta di un chitarrista rispetto a dinamiche e tecnica contribuisce in modo decisivo al suono finale. Perciò mi chiedo: perché questo non dovrebbe valere anche per le chitarre elettriche?

Sono un convinto sostenitore che molte delle variazioni tonali e dinamiche che appartengono alla chitarra acustica valgano anche per quella elettrica.

valvole lunga esposizione

Anche queste signorine qua influenzano parecchio il suono

Tuttavia, si può dire che le chitarre elettriche ad amplificatori abbiano una gamma più limitata di frequenze rispetto alle acustiche. Normalmente esistono alcuni gradi di compressione dovuti alla natura delle valvole degli amplificatori e del comportamento in overdrive. Ad esempio, i tipici coni da 10” e 12” hanno una gamma di frequenze limitate dato che sono tarati principalmente su frequenze medie. D’alto canto si può invece affermare che ci sia omogeneità se consideriamo una gamma dinamica (basata sull’elettrico) abbastanza ampia e la compariamo con quella delle chitarre acustiche.

Questo tipo di uniformità aumenta drasticamente quando noi chitarristi andiamo di gain, distorsione o fuzz. Più il segnale diventa distorto, più i toni si comprimono. Allo stesso modo, più il suono è distorto, più sarà lo strumento a determinare il sound diminuendo tutte quelle che sono le sfumature date dalla vostra impostazione tecnica. Ho visto moltissimi chitarristi che cominciavano suonando rock e metal cambiare il proprio approccio tonale con pratica ed esperienza. Man mano che affinavano la propria tecnica, in modo naturale, diminuivano la distorsione fino ad ottenere sonorità più pulite che permettevano unicità di suono e maggiore espressività musicale.

E’ ancora più difficile suonare senza overdrive e compressione che aiutino a mascherare i piccoli errori di una tecnica approssimativa. Per questo suonare con tonalità pulite può non essere sempre la scelta migliore. Inoltre overdrive e distorsione sono parti integranti e fondamentali del sound rock, blues, metal e delle chitarre soliste, ma credo sia consigliabile trovare un bilanciamento tra distorsione/overdrive e chiarezza del suono/dinamiche.

Troppo della prima e andrete a perdere le possibili sfumature della seconda coppia.

Consiglio: settate l’overdrive e il distorsore dove sia facile per voi suonare e poi diminuite un po’ i livelli. In questo modo dovrete lavorare un po’ più sodo ma col tempo il vostro stile risulterà più brillante e preciso.

Addendum:

Mi vengono in mente quattro chitarristi che considero esempi eccellenti di come sfruttare tecnica e strumento:

  • Jeff Beck. Quando penso ai chitarristi dei quali il tocco è la riprova che il suono è nelle mani, Jeff Beck è il n.1 della lista. E’ sbalorditivo vedere quanto controllo riesca ad avere sullo strumento. Jeff suona principalmente usando le dita ed il pollice, e questo gli permette di ottenere una gamma di suoni impossibile con altre tecniche. Inoltre è un maestro nell’utilizzo della leva e del volume che usa per variare le dinamiche del tono e vibrato.
  • joe bonamassa

    Quando si dice “questo ne sa a secchi”

    Joe Bonamassa. Joe ha affinato la propria tecnica verso la perfezione. Anche se cambia equipaggiamento e hardware come normalmente si cambiano le scarpe, il suo suono è sempre riconoscibile, non importa attraverso quale elettronica suoni, il che e equivale a dire che la sua tecnica è sempre perfetta.

  • Eddie Van Halen. Quando re Eddie irruppe nella scena nel 1978 molti chitarristi provarono ad imitarne tecnica e suono, ma la maggior parte ebbero vita breve. Anche se di base il suo suono era relativamente sporco, la fluidità tecnica e l’attacco esplosivo della mano destra suonavano forte e chiaro. Potresti aver sentito la storia dei Van Halen che aprirono per Ted Nugent nel 1978. Ted venne preso alla sprovvista dal sound del giovane Eddie mentre assisteva al soudcheck dei Van Halen e gli chiese se potesse provare la sua strumentazione. Quando lo fece, ecco, quella suonava proprio come quella… di Ted!
  • Blake Millas. Ancora poco conosciuto, ma probabilmente non per molto. Ha accumulato rapidamente una vastissima gamma di sessioni e collaborazioni suonando per artisti come Dixie Chicks, Lana Del Ray e Norah Jones. Blake è in grado di ottenere un incredibile gamma di suoni con le mani: da pulito, chiaro e delicato, a distorto e violento.

Ciao e buona suonata a tutti!

Frank

Anatomia di un pick-up piezoelettrico

Qualche giorno fa stavo suonando il mio amatissimo contrabbasso, e nel frattempo ragionavo sulla necessità di un piezoelettrico per amplificarmi (il bel giorno in cui riuscirò a far partire il mio progetto duo contrabbasso e voce). Per gli strumenti acustici l’amplificazione avviene di solito per mezzo di un pick up piezoelettrico, che altro non è che un materiale particolare che, quando sollecitato dalle vibrazioni meccaniche, emette un voltaggio – ovvero un segnale – che poi viene inviato all’amplificazione.

Davvero, il principio è molto semplice.

Eppure i sistemi di pick-up piezoelettrici di solito costano parecchio.

Ho iniziato quindi a farmi delle domande: forse i materiali che vengono utilizzati sono particolari? C’è qualche segreto che i produttori di pick-up piezo elettrici non vogliono farci conoscere?

Ho cercato quindi a farmi una cultura sull’argomento, fino a incappare in un interessantissimo articolo da parte del liutaio R.M. Mottola (vi consiglio di visitare il suo sito, fonte inesauribile di informazioni sulla liuteria) uscito sulla rivista America Lutherie n.68 – inverno 2001.

L’articolo (dal titolo Constructing an Under Saddle Transducer) è molto chiaro a riguardo, e conferma diverse altre fonti che ho recuperato: un sistema pick-up piezo elettrico può essere costruito con dei banalissimi buzzer a disco, gli stessi che trovate nei biglietti d’auguri.

Tuttavia non è tutto oro quel che luccica. Molte persone che hanno provato questa strada si sono trovati con dei pick-up che suonavano male, senza basse frequenze e con moltissimo rumore di fondo.

Il problema sta tutto nell’impedenza.

modello piezoPossiamo considerare un disco piezoelettrico come una sorgente di corrente in serie a un condensatore del valore approssimativo di 15nf (per i buzzer – altri materiali e altre dimensioni portano valori capacitivi diversi). Quando andiamo a collegare il nostro buzzer a un ingresso con tipica impedenza attorno ai 50k (per non parlare di sistemi non professionali, la cui impedenza è attorno ai 7k) andiamo a creare di fatto un filtro passa alto che taglia tutte le basse frequenze: da qui il suono da “lattina”.

Ma se noi inseriamo la resistenza R1 (in questo caso 3.9M) andiamo ad aumentare l’impedenza e quindi ad abbassare l’effetto filtro passa alto, secondo la vecchia formula del circuito CR, ovvero: 

Ipotizzando che vogliamo pescare tutte le frequenze superiori  a 20hz, dobbiamo usare la seguente formula:

e quindi: R= 1/(2*3,14*20hz*0,000000014Ohm)

che diventa:

R=1/0,0000017584

ovvero:

R=568698

In pratica, per ottenere un taglio difrequenza superiore ai 20hz dobbiamo utilizzare una resistenza da 570k.

Nel caso dello schema sopra riportato una resistenza da 3,9M consentirà al pickup di raccogliere frequenze a partire dai 3hz in su.

Bene, abbiamo risolto il problema del taglio di frequenze e quindi dell’impedenza. Così facendo però abbiamo abbassato di molto la potenza del segnale, che quindi andrà preamplificato.

Per fare questo esistono diversi schemi elettrici che prevedono l’utilizzo di transistor JFET o di op-Amp, che consentono di amplificare il segnale. Gli schemi non sono affatto complessi e possono essere costruiti agevolmente da chiunque abbia un minimo di competenze col saldatore.

mint_box_buffer_schematic.medium

Come potete notare, lo schema di questo buffer (tratto dal sito di Scott Helmke) è estremamente semplice, con un transistor 2N5457 per amplificare il segnale. Come potete notare l’impedenza d’ingresso è definita dalle due resistenze da 4,7M e uno switch, in modo da avere un ingresso Normal e uno High.

Versioni più complesse, con doppi stage di amplificazione, op-amp e chi più ne ha più ne metta, sono disponibili sulla rete: non ne discuterò ora, ma in futuro tornerò sicuramente sull’argomento, per approfondire la costruzione e la progettazione del proprio sistema piezo.

Il costo di tutto il sistema si aggira sulla decina di euro o poco più: certo ci vuole del tempo e della passione, ma sono sicuro che suonare con un piezo da voi costruito sia una grande soddisfazione.

detto questo, andate in pace mie care Facce da Mulo, e buone saldature!

Albe

Il suono dei condensatori. Magia nera?

Ci sono davvero tante informazioni sparse su internet sull’argomento condensatori. Alla fine, la domanda che tutti gli smanettoni si fanno è: cambiare tipo di condensatore (tipo, non valore) ha qualche effetto sulla grana finale del suono?

C’è gente in grado di spendere decine di euro per condensatori assurdi, solo per avere – secondo loro – il suono definitivo. Ho letto documenti dove si diceva di collegare condensatori vintage con cavo dell’epoca, altrimenti non potrete apprezzare la variazione.

Sticazzi, mi son detto.

Il punto è che la grana del suono cambia, ma questo dipende da molti fattori: per questo ho deciso di scrivere qualche riga sull’argomento e lasciarvi una bella serie di link di riferimento (anche perché mi limiterò a un breve excursus degli elementi principali senza entrare in dettagli troppo tecnici: dopotutto siamo o non siamo smanettoni?)

Prima di tutto andiamo ad analizzare le singole tipologie di condensatori:

  • Elettrolitici – di forma cilindrica, quasi sempre polarizzati (hanno un polo positivo e uno negativo) e di capacitanza ampia (di solito superiore a 1uf). Li troviamo di solito come filtri negli amplificatori, ad esempio. Non vengono utilizzati per la processazione del segnale a causa di una scarsa qualità nella gestione dello stesso. Ce ne sono alcuni denominati audio grade, con una migliore risposta: in qualsiasi caso vi troverete ad utilizzarne, sia perché costano poco, sia perché – rispetto ai valori di capacitanza – sono di dimensioni contenute.
  • Ceramici – solitamente a forma discoidale, molto comuni in molti effetti, amplificatori e chitarre. Hanno la tendenza ad avere comportamenti piezoelettrici e microfonici, pertanto sono sconsigliati nella gestione del segnale. I ceramici multistrato e i ceramici argento/mica sono utilizzati nell’elettronica per strumenti, ma solo quando non è disponibile lo stesso valore sotto forma di condensatore a film.
  • Film – Ce ne sono davvero di molti tipi, ma in genere vanno bene tutti per processare il segnale audio. I principali tipi comprendono Poliestere (MKS), Poliammide (PPA), polipropilene (MKP), policarbonato (MKC) e molti altri. Sono disponibili con valori di capacitanza piuttosto bassi (da 1uf a 0.01uf di solito), forniscono performance eccellenti e durano a lungo. Sopportano bene i calore, non hanno comportamenti microfonici e in genere dovrebbero essere sempre la prima scelta.

Quello che importa, nella resa del suono di un condensatore, è l’assorbimento dielettrico (e che non abbia comportamenti microfonici o piezoelettrici), ovvero che non generi correnti residue a causa dell’effetto memoria. In questo senso si considera buono per impieghi audio un condensatore che abbia un assorbimento dielettrico (DA) inferiore a 0,1 o meno.

Guardiamo questa tabella:

Tipologia Assorbimento del dielettrico (DA)
Condensatori ad aria e a vuoto Molto basso. Non misurabile
Condensatori Ceramici Class-1, NP0 0.6%
Condensatori Ceramici Class-2, X7R 2.5%
Condensatori a film di polipropilene (PP) 0.05 to 0.1%
Condensatori a film di poliestere (PET) 0.2 to 0.5%
Condensatori a film polyphenylene sulfide (PPS) 0.05 to 0.1%
Condensatori a film Polyethylene naphthalate (PEN) 1.0 to 1.2%
Condensatori elettrolitici al Tantalio con elettrolita solido 2 to 3%, 10%
Condensatori elettrolitici in Alluminio con elettrolita non solido 10 to 15%

incrociamola infine con questa tabella dei valori dei condensatori:

tabella condensatori

e ci rendiamo presto conto che alla fine della fiera i condensatori buoni per applicazioni audio che abbiano DA bassa e tolleranze ristrette sono pochi, e più precisamente in ordine dal migliore al peggiore:

  • PPA (poliammide semi aromatica)
  • MKP (polipropilene)
  • MKS (poliestere)
  • MKC (policarbonato)

La risposta del condensatore è in base al voltaggio

Qua arriva la brutta (si fa per dire) notizia: per apprezzare davvero la differenza di grana di un condensatore (non si sta parlando pertanto di un particolare taglio di frequenze dovuto a un circuito RC, ma proprio di pasta sonora) è necessario che il voltaggio passante sia piuttosto elevato. Per questo la scelta dei condensatori può effettivamente fare la differenza in alcuni stadi dell’amplificatore, dove il voltaggio è tipicamente tra i 100 e i 500V, ma sarà impercettibile su un effetto o su una chitarra.

Condensatori e chitarre

Adesso lasciatemi dire una cosa da bassista: i chitarristi sono matti.

Partendo da questo presupposto però, c’è da dire che non si inventano le cose: differenti condensatori hanno diverse risposte tonali. Solo che queste sono dovute non tanto alla tipologia di condensatore (film, ceramico, olio, carta, kriptonite…) quanto alla tolleranza del condensatore stesso.

I condensatori, di solito, hanno una tolleranza di +/- 5-20%. Questo vuol dire che un condensatore da .022uf ha un valore reale che può andare da .017 a .026uf. Man mano che invecchiano il valore tende addirittura ad alzarsi.

Ecco cosa succede: che voi togliete dalla vostra chitarra un nuovissimo condensatore ceramico da .022uf e magari lo sostituite con il condensatore in carta inzuppata di olio di oliva trovato nella radiolina della nonna che sì, ha scritto sopra .022uf, ma in realtà ha magari un valore di .03uf, e alla fine vi trovate con un taglio di frequenza diverso. Ed eccovi servita la differenza.

A complicare ulteriormente questo aspetto, c’è il fatto che i potenziometri – anche a parità di valore – non hanno tutti la stessa risposta. Ecco che nell’equazione di calcolo della frequenza avete non una, ma due variabilli diverse.

Condensatori negli effetti

Sebbene i voltaggi presenti negli effetti siano decine e centinaia di volte superiori ai voltaggi presenti nei circuiti passivi degli strumenti, sono comunque troppo bassi per far emergere la grana sonora del condensatore. Di fatto l’unica scelta davvero sensata ricade sui condensatori a film plastico, anche per una questione di tolleranze e durabilità.

Quindi provare non vale la pena? (considerazioni finali)

No, non ho detto questo. Ho detto solo che dovreste tenere i piedi per terra e sperimentate pure, provando diversi tipi di condensatori e stando ben attenti a capire la differenza tra un cambio di taglio di frequenza e una effettiva risposta tonale di un tipo di condensatore rispetto a un altro.

Il suono, dal plettro fino alle orecchie del malcapitato che ci ascolta, è un processo cumulativo. Non esiste un componente magico che vi faccia suonare meglio di quanto già non facciate. Esistono accorgimenti che possono modificare la risposta tonale, ma dev’essere qualcosa a valle della vostra ricerca personale del tocco. E poi, una volta perfezionato quello, possiamo divertirci a cambiare frequenze e aggiungere qualcosa qua e là, ma non lasciatevi prendere dalla frenesia del condensatore vintage o della valvola militare. Studiate piuttosto qual’è la risposta in frequenza che desiderate avere e scegliete il valore del condensatore in base a dei criteri scientifici, piuttosto che sciamanici.

Link utili:

Ci sono persone più preparate di me che hanno scritto ottimi articoli sull’argomento: qua sotto trovate alcuni link che io ho trovato illuminanti e che mi hanno reso la vita più facile.

L’abc del condensatore su circuitielettronici.it

Panoramica dei condensatori su hobbyelettronica.altervista.org

Condensatori: cenni generali, applicazioni nel settore audio e caratteristiche dei dielettrici

Condensatori adatti per impieghi audio su audiovalvole.it

detto questo, andate in pace mie care Facce da Mulo, e buone saldature!

Albe

Fase e controfase nei pickup

 

In passato spesso mi sono trovato ad avere chitarre che suonavano in modo strano. Magari l’humbucker che avevo montato invece che produrre il suono pieno e potente che mi aspettavo aveva un suono sottile, medioso, nasale, qualcosa non tornava ed il tecnico di turno mi diceva: “aaaah ma hai collegato il pickup in controfase!

E io mi domandavo cosa volesse dire. Cercherò ora di spiegarvelo nel modo più semplice possibile cercando di utilizzare il minor numero di termini tecnici.

Punto primo, iniziamo a dare una rappresentazione grafica ad un suono. I suoni sono sono rappresentabili come un onda:

onda

 

Come vediamo dall’immagine, l’onda si muove ad una certa ampiezza in verticale (quello che volgarmente potremmo chiamare il volume, la potenza) e tale onda si ripete nel tempo. La ripetizione ad una certa distanza della stessa ampiezza viene detta periodo.

Il suono ha un altra caratteristica, ovvero la nota stessa che si viene a generare. L’altezza della nota è data dal numero di volte in cui i periodi si ripetono in un determinato arco di tempo. In parole povere stiamo dicendo che una nota è data dalla frequenza di ripetizione dei periodi, ecco perchè l’unità di misura dell’altezza di un suono è detta frequenza e si misura in hertz.

Il numero indicato dagli hertz rappresenta banalmente quante volte si ripete un periodo in un secondo.

Ad esempio il LA a cui generalmente accordiamo i nostri strumenti è un LA a 440 Hertz ovvero avremo 440 volte in un secondo la ripetizione del periodo in figura:

frequenza

Fatto questo preambolo cominciamo a capire quando dei suoni possono essere in fase o in controfase.

Per avere una controfase è necessario avere almeno 2 suoni uguali che vanno a sovrapporsi:

interf3

Come vedete nello schema delle onde in fase si ha un interferenza costruttiva: il suono verde e il suono blu hanno le creste ed i ventri esattamente in corrispondenza, la posizione delle creste e dei ventri determina la fase di e tra due suoni.

In questo caso due suoni perfettamente in fase sovrapposti tra loro daranno vita ad un suono (onda rossa) esattamente uguale ai due precedenti ma con un ampiezza (volgarmente un volume) pari alla somma delle due ampiezze ( il volume del suono raddoppia)

E se due suoni non hanno creste e ventri allineati cosa succede? I due suoni saranno in controfase, lo possono essere leggermente o completamente, in ogni caso ciò che si udirà sarà la somma delle ampiezze sovrapposte.

Poniamo il caso di avere due suoni completamente in controfase:

Come potete vedere la dove l’onda verde ha la cresta quella blu ha il ventre il risultato della somma sarà un’interferenza distruttiva. Ecco quindi che due suoni uguali ma con fase opposta sovrapposti si cancellano a vicenda ed il suono non sarà più udibile.

La prossima domanda che forse avete in testa è cruciale:

Ma allora perchè se la mia chitarra è collegata con i pickup in controfase io riesco ancora ad udire un suono?

Ci sono svariate leggi e regole di fisica per cui questo succede, io però voglio metterla sul pratico e spiegarvi questo:

Le corde della chitarra quando vengono suonate creano esattamente delle onde: il pickup cattura la posizione dell’onda esattamente al di sopra di dove si trova. Da momento che il collegamento controfase può avvenire solo quando abbiamo attivi due suoni (attivi due o più pickup in uscita) Il suono catturato dalla prima e dalla seconda bobina del nostro humbucker sarà identico ma leggermente spostato quindi non avremo una cancellazione completa delle frequenze ma solo una cancellazione parziale: alcune frequenze spariranno altre resteranno.

Ecco perchè se collegate due pickup in controfase avrete un suono molto sottile, basso di volume e totalmente privo di alcune frequenze che normalmente riempiono di gioia i vostri deliri chitarristici…

Attenzione però: alcuni chitarristi hanno composto dei riff che sono diventati leggenda con quel suono orribile, e questo vi dovrebbe ancora una volta far capire che non esistono suoni belli o suoni brutti: esistono però uno o più suoni in grado di esprimere ed enfatizzare l’arte del creare musica.

Ciao

Frank

Valvolari ed effetti – ancora alla ricerca del sound

Il seguito dell’articolo sulla ricerca del proprio sound, scritto da Loris dei Romero Power Trio

In commercio, anche nel valvolare, ci sono diversi approcci: 2/3/4 canali, reverberi a molla o digitali, multieffetto e chi più ne ha più ne metta. Io vi consiglio i monocanali: meno roba c’è e meglio è.

Qualcuno di voi si chiederà: “Ok ma se uso un distorto e poi mi serve il pulito?” Semplice: avete un volume sullo strumento avete un volume nelle mani e se avete pure un valvolare – come abbiamo detto sopra – avete tutti gli strumenti per passare sullo stesso canale da una distorsione ad un pulito magari con quella punta di sporco che a me sinceramente risveglia i sentimenti.

Guardate video di grandi chitarristi: una cosa che fanno TUTTI (e che invece vedo pochissimo fare dai non pro) è usare quei cazzo di potenziometri e gli switch dei pick up. LI AVETE PAGATI e vi posso assicurare che servono.

Una cosa è giusto ammetterla, tuttavia: la tecnica suggerita per passare da distorto a pulito ha un limite…il suono tende un po’ a chiudere e perdere di brillantezza. Ma ci sono soluzioni semplici e poco onerose per ovviare al problema modificando i potenziometri. E se poi siete proprio dei culi comodi ci sono dei pazzi che fanno pedali artigianali per la riduzione del volume e modifiche custom (tipo i disperati di AngryDonkey).

Se badate bene, quanto descritto va nella direzione di avere 1 suono e sfruttarne tutte le sfumature. Contate quanti suoni avete a disposizione solo con le combinazioni di pick up i toni i volumi e il vostro controllo di dinamica. Sono almeno 5.

Equalizzatori, valvole ed effetti

Un altro vantaggio che io ho trovato nell’usare valvolare a basso wattaggio è la risposta dell’equalizzazione. Infatti quando il suono è aperto e nitido ho l’impressione che si percepiscano meglio le variazioni dell’equalizzatore.

Anche qui ho un appunto: molto spesso sento la frase “si ma io ho la mia equalizzazione”.

A mio avviso è un po’ una cazzata e mi spiego meglio: l’equalizzatore dovrebbe essere usato per riprodurre il proprio sound in ambienti sonori diversi. Alcuni chiameranno più frequenze alte, basse o medie, per cui pensare di avere un’equalizzazione standard x ogni occasione è un po’ ingenuo e denota una poca consapevolezza del proprio suono.

Alcuni ampli oltre all’eq standard hanno anche il famoso “Presence”, che io non amo ma se usato a dovere è molto utile per mettere a punto il suono in ambienti acustici diversi.

State lontani da equalizzatori grafici e affini: mi hanno sempre dato l’impressione di essere più cosa da fonico che da chitarristi…insomma la semplicità paga.

Reverbero

Sul reverbero integrato nella testata o meno è una questione di scelte. Io adoro gli ambienti e il mio valvolare ha il reverbero a molla che mi piace parecchio. Non ultimi ci sono dei pedali digitali che sono ottimi e sfido chiunque a riconoscere la differenza tra un reverb analogico e digitale. E qui apro un’altro mio personale pensiero… non è che perché ho fatto la scelta analogica allora tutto la mia strumentazione lo debba essere. L’obiettivo è e resta sempre e solo il Tuo suono eccheccazzotenefrega se a produrlo è una valvola o 2 criceti che corrono sulla ruota, il mio amore per il valvolare e per un certo tipo di chitarre è dovuto all’ampiezza di possibilità che questa combinazione è in grado di regalare.

La pedaliera

Soprattutto per i più giovani. NON PENSATE DI RISOLVERE I VOSTRI PROBLEMI DI SUONO CON I PEDALI. Se il suono è corrotto alla fonte, i pedali lavoreranno su un errore. È un po’ come quando chiudono le buche in tangenziale che poi si riaprono alla prima pioggia. Anche economicamente parlando, investite sul suono di partenza e guardate ad ogni pedale come occasione per dare un colore in più al vostro suono di base, non come un sostituto o una pezza. Se investite sulle vostre mani dovreste essere in grado di fare in acustico tutto ciò che fate in elettrico.

Poi i pedali possono essere analogici, digitali, macrobiotici e vegani…soprattutto per quelli usati in send/return, che io chiamo di colore, è tutto lasciato al vostro gusto.

Non abbiate paura del digitale: se Page li avesse avuti ne avrebbe usati a pacchi, anche perché se li usate in send/return la pasta del suono sarà comunque analogica. Sulla gestione del S&R io adoro quelli che hanno il miscelatore con il pre. La risposta è la fusione del suono con il pedale ed è in questo caso ottimale.

Tanti pedali o pochi pedali?

Qui una risposta non c’è. Personalmente resto sempre basito nel vedere certe astronavi di pedaliere e certi chitarristi che sembrano la Fracci a forza di saltellare E IL SUONO NON CAMBIA nonostante i ripetuti saltellamenti sui pedali. Insomma, io la vedo così: quando state per comprare un pedale e fate il pensiero “questo mi darà quella puntina di in più…” chiudete il portafogli, fatevi una birra e mettetevi a suonare.

Transistor, valvole e digitale: solo mezzi, nessuna soluzione

Loris Marchiori detto Gomez, dei Romero Power Trio, ci dice la sua sulla ricerca del suono e l’importanza della strumentazione.

 

Premessa

Quanto troverete nelle prossime righe non è frutto di un approccio tecnico all’argomento, ma solo il punto di vista del musicista il quale, nella sua crescita personale, deve porsi l’obiettivo di trovare il proprio suono.

Premetto che il mio rapporto con lo strumento non è assolutamente professionale: il più delle volte non so nemmeno cosa sto combinando su quelle maledette 6 corde :). La mia crescita tecnica e’ sempre stata dettata dalla necessità di esprimere qualcosa per cui avevo bisogno di sviluppare un certo lick o imparare una certa scala. L’ho sempre fatto nella contingenza perché il mio approccio e’ quello del cantautore, ed ho sempre visto lo strumento con un mezzo e non il fine.

Il fine è sempre quello di comunicare qualcosa di noi stessi attraverso i suoni, per donare e per ricevere dal pubblico ciò che nessuna scala eseguita alla velocità della luce ti può dare. Non sono contro la masturbazione, ma ogni tanto è bene fare anche all’amore, pretendendo dall’esercizio onanistico solo un maggior controllo della performance.

 

Dove nasce il suono di un chitarrista? ( secondo me)

Per affrontare un discorso su transistor e valvole è bene chiedersi da dove nasca il suono.

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