Il suono dei condensatori. Magia nera?

Ci sono davvero tante informazioni sparse su internet sull’argomento condensatori. Alla fine, la domanda che tutti gli smanettoni si fanno è: cambiare tipo di condensatore (tipo, non valore) ha qualche effetto sulla grana finale del suono?

C’è gente in grado di spendere decine di euro per condensatori assurdi, solo per avere – secondo loro – il suono definitivo. Ho letto documenti dove si diceva di collegare condensatori vintage con cavo dell’epoca, altrimenti non potrete apprezzare la variazione.

Sticazzi, mi son detto.

Il punto è che la grana del suono cambia, ma questo dipende da molti fattori: per questo ho deciso di scrivere qualche riga sull’argomento e lasciarvi una bella serie di link di riferimento (anche perché mi limiterò a un breve excursus degli elementi principali senza entrare in dettagli troppo tecnici: dopotutto siamo o non siamo smanettoni?)

Prima di tutto andiamo ad analizzare le singole tipologie di condensatori:

  • Elettrolitici – di forma cilindrica, quasi sempre polarizzati (hanno un polo positivo e uno negativo) e di capacitanza ampia (di solito superiore a 1uf). Li troviamo di solito come filtri negli amplificatori, ad esempio. Non vengono utilizzati per la processazione del segnale a causa di una scarsa qualità nella gestione dello stesso. Ce ne sono alcuni denominati audio grade, con una migliore risposta: in qualsiasi caso vi troverete ad utilizzarne, sia perché costano poco, sia perché – rispetto ai valori di capacitanza – sono di dimensioni contenute.
  • Ceramici – solitamente a forma discoidale, molto comuni in molti effetti, amplificatori e chitarre. Hanno la tendenza ad avere comportamenti piezoelettrici e microfonici, pertanto sono sconsigliati nella gestione del segnale. I ceramici multistrato e i ceramici argento/mica sono utilizzati nell’elettronica per strumenti, ma solo quando non è disponibile lo stesso valore sotto forma di condensatore a film.
  • Film – Ce ne sono davvero di molti tipi, ma in genere vanno bene tutti per processare il segnale audio. I principali tipi comprendono Poliestere (MKS), Poliammide (PPA), polipropilene (MKP), policarbonato (MKC) e molti altri. Sono disponibili con valori di capacitanza piuttosto bassi (da 1uf a 0.01uf di solito), forniscono performance eccellenti e durano a lungo. Sopportano bene i calore, non hanno comportamenti microfonici e in genere dovrebbero essere sempre la prima scelta.

Quello che importa, nella resa del suono di un condensatore, è l’assorbimento dielettrico (e che non abbia comportamenti microfonici o piezoelettrici), ovvero che non generi correnti residue a causa dell’effetto memoria. In questo senso si considera buono per impieghi audio un condensatore che abbia un assorbimento dielettrico (DA) inferiore a 0,1 o meno.

Guardiamo questa tabella:

Tipologia Assorbimento del dielettrico (DA)
Condensatori ad aria e a vuoto Molto basso. Non misurabile
Condensatori Ceramici Class-1, NP0 0.6%
Condensatori Ceramici Class-2, X7R 2.5%
Condensatori a film di polipropilene (PP) 0.05 to 0.1%
Condensatori a film di poliestere (PET) 0.2 to 0.5%
Condensatori a film polyphenylene sulfide (PPS) 0.05 to 0.1%
Condensatori a film Polyethylene naphthalate (PEN) 1.0 to 1.2%
Condensatori elettrolitici al Tantalio con elettrolita solido 2 to 3%, 10%
Condensatori elettrolitici in Alluminio con elettrolita non solido 10 to 15%

incrociamola infine con questa tabella dei valori dei condensatori:

tabella condensatori

e ci rendiamo presto conto che alla fine della fiera i condensatori buoni per applicazioni audio che abbiano DA bassa e tolleranze ristrette sono pochi, e più precisamente in ordine dal migliore al peggiore:

  • PPA (poliammide semi aromatica)
  • MKP (polipropilene)
  • MKS (poliestere)
  • MKC (policarbonato)

La risposta del condensatore è in base al voltaggio

Qua arriva la brutta (si fa per dire) notizia: per apprezzare davvero la differenza di grana di un condensatore (non si sta parlando pertanto di un particolare taglio di frequenze dovuto a un circuito RC, ma proprio di pasta sonora) è necessario che il voltaggio passante sia piuttosto elevato. Per questo la scelta dei condensatori può effettivamente fare la differenza in alcuni stadi dell’amplificatore, dove il voltaggio è tipicamente tra i 100 e i 500V, ma sarà impercettibile su un effetto o su una chitarra.

Condensatori e chitarre

Adesso lasciatemi dire una cosa da bassista: i chitarristi sono matti.

Partendo da questo presupposto però, c’è da dire che non si inventano le cose: differenti condensatori hanno diverse risposte tonali. Solo che queste sono dovute non tanto alla tipologia di condensatore (film, ceramico, olio, carta, kriptonite…) quanto alla tolleranza del condensatore stesso.

I condensatori, di solito, hanno una tolleranza di +/- 5-20%. Questo vuol dire che un condensatore da .022uf ha un valore reale che può andare da .017 a .026uf. Man mano che invecchiano il valore tende addirittura ad alzarsi.

Ecco cosa succede: che voi togliete dalla vostra chitarra un nuovissimo condensatore ceramico da .022uf e magari lo sostituite con il condensatore in carta inzuppata di olio di oliva trovato nella radiolina della nonna che sì, ha scritto sopra .022uf, ma in realtà ha magari un valore di .03uf, e alla fine vi trovate con un taglio di frequenza diverso. Ed eccovi servita la differenza.

A complicare ulteriormente questo aspetto, c’è il fatto che i potenziometri – anche a parità di valore – non hanno tutti la stessa risposta. Ecco che nell’equazione di calcolo della frequenza avete non una, ma due variabilli diverse.

Condensatori negli effetti

Sebbene i voltaggi presenti negli effetti siano decine e centinaia di volte superiori ai voltaggi presenti nei circuiti passivi degli strumenti, sono comunque troppo bassi per far emergere la grana sonora del condensatore. Di fatto l’unica scelta davvero sensata ricade sui condensatori a film plastico, anche per una questione di tolleranze e durabilità.

Quindi provare non vale la pena? (considerazioni finali)

No, non ho detto questo. Ho detto solo che dovreste tenere i piedi per terra e sperimentate pure, provando diversi tipi di condensatori e stando ben attenti a capire la differenza tra un cambio di taglio di frequenza e una effettiva risposta tonale di un tipo di condensatore rispetto a un altro.

Il suono, dal plettro fino alle orecchie del malcapitato che ci ascolta, è un processo cumulativo. Non esiste un componente magico che vi faccia suonare meglio di quanto già non facciate. Esistono accorgimenti che possono modificare la risposta tonale, ma dev’essere qualcosa a valle della vostra ricerca personale del tocco. E poi, una volta perfezionato quello, possiamo divertirci a cambiare frequenze e aggiungere qualcosa qua e là, ma non lasciatevi prendere dalla frenesia del condensatore vintage o della valvola militare. Studiate piuttosto qual’è la risposta in frequenza che desiderate avere e scegliete il valore del condensatore in base a dei criteri scientifici, piuttosto che sciamanici.

Link utili:

Ci sono persone più preparate di me che hanno scritto ottimi articoli sull’argomento: qua sotto trovate alcuni link che io ho trovato illuminanti e che mi hanno reso la vita più facile.

L’abc del condensatore su circuitielettronici.it

Panoramica dei condensatori su hobbyelettronica.altervista.org

Condensatori: cenni generali, applicazioni nel settore audio e caratteristiche dei dielettrici

Condensatori adatti per impieghi audio su audiovalvole.it

detto questo, andate in pace mie care Facce da Mulo, e buone saldature!

Albe