La Frankenstrat di Eddie Van Halen

Eddie, Sir Eddie, King Eddie, Magic Eddie.
Potrà anche non piacervi e comprendo le ragioni di chi sostiene che non s’è inventato nulla, ma rimane un chitarrista importante come pochi, al pari di tutti gli artisti che – grazie al loro desiderio – hanno cambiato la percezione dello strumento e hanno costretto tanti geni dell’elettronica e della liuteria ad evolvere. Insomma, a modo suo EVH è un innovatore.

Sono molti i grandi nomi legati a lui:
Larry dimarzio
Seymour duncan
Charvel
Kramer
Mike Soldano
Floyd Rose
Fender
Gibson
E sicuramente un’altra lista infinita…

Dove nasce il mito? Dobbiamo risalire al 1962, anno che lo ha portato a trasferirsi dai freddi Paesi Bassi al caldo sole della California. E dopo 5 anni a scaldarsi le ossa (siamo nel 1967, Eddie ha 12 anni) prende la chitarra di suo fratello Alex e inizia la leggenda…

La chitarra

La mitica Frankenstrat è passata alla storia. Eddie al tempo aveva 23 anni e non aveva i soldi per permettersi una Fender, ma soprattutto voleva un suono particolare, che unisse le caratteristiche della Fender e della Gibson. E allora entra nello shop di Wayne Charvel (diventato un mito negli 80’s proprio grazie a lui) dove compra per pochi soldi un body in alder e un manico (entrambi ricambi strato CBS).
Investe gli ultimi soldi rimasti in pezzi di scarto di una Stratocaster (meccaniche, ponte e potenziometro 250kohm).
Il pick-up viene letteralmente strappato da una Les-Paul e montato a forza (e davvero di forza si parla, visto che ha dovuto allargare il routing con scalpello e martello) sul corpo Fender.

Diciamolo pure, è una porcheria, ma suona tanto bene…


E così le scelte pazze vengono da sé: leggenda vuole che sulla prima versione della Frankenstrat (bianca strisce nere) il battipenna nero fosse ricavato da una bacinella della madre.

Poi inizia il successo, il mondo inizia a conoscere il suo strumento e per mantenere una certa aura di mistero sul suo suono ed evitare clonatori folli (Charvel e Kramer pronti a tale scopo) fa una pazzia delle sue: aggiunge uno strato rosso mascherando alcune parti della chitarra e ne esce la classica versione rossa bianca nera.
Via il battipenna, ne ritaglia un pezzo e riforma i buchi.
Con lo scalpello allarga la sede del pick-up al ponte per farlo inclinare e pescare così frequenze più alte sui cantini e più basse sui bassi e lo avvita direttamente al corpo (scelta che migliora la capacità del pick-up di catturare le vibrazioni del body). Non ha controllo toni il buon Eddie (a cosa serviranno mai!), e questo migliora la prestazione del pick-up che risulta più brillante e potente (tutto tenuto sotto i margini del suo Brown sound grazie al potenziometro da 250) e chiude il tutto con un colpo di genio: per far chiedere al mondo quale diavoleria Sir Eddie si fosse inventato, aggiunge un finto pick-up al manico solo per estetica…

Non dimenticate che gli strap lock non esistevano, e allora perché non prendere degli occhielli da legno e metterli al posto dei pin della tracolla da fissare con due bei moschettoni?

Insomma, non so se sia tutto un caso o una visione. Una cosa è certa: la mano di Eddie e la sua continua voglia di sperimentazione hanno forgiato le chitarre che oggi molti musicisti dal Rock all’Heavy usano…