Ancora sui manici per chitarre! (pt.1)

 

Continuiamo la nostra panoramica sulle caratteristiche costruttive e sugli elementi che compongono uno strumento elettrico, e questa volta parliamo di manici.

Come prima cosa è meglio fare una precisazione: non parlerò adesso dei legni, dal momento che è un argomento importante e che merita di essere trattato con il dovuto rispetto e spazio. Detto questo proseguiamo con le caratteristiche costruttive di un manico.

Il Diapason

Definiamo il diapason (in inglese scale lenght) come la lunghezza della corda vibrante, ovvero della misura che c’è tra capotasto e ponte. I più comuni sono 25.5 pollici e 24.75, mentre su alcune chitarre a 7 o 8 corde e alcune baritone si arriva a 27 pollici diapason chitarra

Il diapason ha un effetto fondamentale sul suono e sulla suonabilitá. Infatti, a parità di diametro della corda e della nota, più è lungo il diapason più la corda sarà dura da suonare. Vice versa, più corto il diapason più la corda sarà morbida: ecco perché gli amanti del bending non disdegnano le Les Paul, mentre i metallari che suonano accordati 970 toni sotto lo standard non potendo usare delle funi da ascensore preferiscono un diapason più lungo per avere note basse e definizione di suono.

 

La paletta (dritta o inclinata)

Tanto per citare i soliti due esempi: dritta la Stratocaster e inclinata la LesPaul 

paletta inclinata o dritta

 

La paletta inclinata nasce per rendere più resistente la paletta stessa e contrastare meglio la forza di tensione delle corde permettendo una maggiore stabilità del manico,  mentre quella dritta è più semplice da realizzare e i costi di produzione sono inferiori. Per contro mantiene una minore tensione delle corde sul capotasto, portando a volte a suoni spiacevoli ed una tenuta ballerina dell’accordatura.

Per ridurre i costi produttivi delle palette inclinate (e usare meno legno) è stato inventato il cosiddetto scarf neck, che si ottiene in un modo molto interessante: si parte da un blocco di legno dritto e lo si taglia nel punto in cui ci sarà poi la giuntura della paletta con un angolo scelto dal costruttore. Si rovescia quindi la parte tagliata incollandola così con un angolo diverso dall’inizio. Tanto per essere chiari, ecco uno schema.

Meccaniche

Le meccaniche possono essere in linea o 3+3 o anche in combinazioni più fantasiose. In questo caso non c’è un meglio o un peggio, ma più semplicemente dei motivi su cui l’idea nasce.

Le meccaniche in linea dovrebbero mantenere una linea perfettamente dritta della corda dal ponte alla meccanica stessa senza generare angoli che spostino la corda dall’asse di tutta la sua lunghezza. Questo accorgimento migliora la tenuta dell’accordatura anche dopo bending particolarmente violenti.

Le 3+3 nascono con due obiettivi principali: ridurre gli spazi di ingombro della paletta e avere la distanza delle corde che va dal capotasto alla meccanica che si riduce sui cantini. Infatti avendo una porzione di cantino corta la corda sará più facile da tirare nei bending, riducendo la distanza da percorrere per raggiungere la nota desiderata rispetto ai lunghi cantini di una 6 in linea.

Capotasti

Credo esistano biblioteche con argomentazioni di varia natura sui capotasti, io vi riporto la mia esperienza: quelli in plasticaccia fanno scordare la chitarra perché non sono scorrevoli e si consumano alla velocità della luce. Quelli in osso funzionano bene ma costano cari: se fatti a dovere durano, ma devono essere lavorati bene per far scorrere le corde. Hanno anche un ottima tenuta dell’accordatura e qualcuno sostiene che siano quasi in grado di autolubrificarsi; io comunque consiglio sempre qualche passata di matita 2B sui solchi delle corde per migliorare la lubrificazione. Questo consiglio vale ancora di più con i capotasti in osso sintetico. L’osso sintetico ha una durata inferiore rispetto all’osso naturale, ma costa meno e ve ne sono di autolubrificanti in grafite.

Esistono poi capotasti in metallo, roller nut e in ottone solido.

Io con questi francamente mi sono sempre trovato benissimo. Sia in ottone che roller presentano una tenuta dell’accordatura ottima. I capotasti roller in particolare costano più di quello in osso, va da dire che sono eterni…

 

Tasti

Prima o poi sui tasti farò scrivere qualcosa a Maurizio Saturnia della SMG Custom Guitar (che è un feticista del fretting) quindi non mi dilungherò troppo: ne esistono di tutti i tipi e misure. Io li amo alti e ciccioni e mi piace che il polpastrello non tocchi il legno della tastiera: quello spazio extra poi mi permette di agganciare la corda con la carne del dito e tirare i bending con molta forza senza che possano scapparmi, ma la preferenza è del tutto soggettiva. Vi rimando quindi al futuro approfondimento con Maurizio per una panoramica migliore.

Insomma, anche per quanto riguarda i manici c’è una miriade di dettagli e di combinazioni che influenzano il suono e soprattutto la suonabilità di un manico rispetto a un altro, tra cui la sezione del profilo, i legni e la forma e posizione della paletta (dritta o reverse). Ma di questo parleremo nella prossima parte! Nel frattempo buone suonate!

 

ciao Frank