Sound: Mano vs Strumento

E’ un soggetto spesso dibattuto nei forum di chitarristi. Qualcuno comincia la discussione polarizzando l’attenzione su un titolo del tipo “il suono sta nelle mani”. Come sempre poi, il dibattito ruota intorno a chi insiste che il suono derivi direttamente sullo strumento utilizzato mentre altri sostengono che tutto stia nelle mani e nelle capacità del chitarrista. Condivido i miei pensieri ed osservazioni sull’argomento.

Stranamente il dibattito si sviluppa sempre e solo rispetto ai chitarristi elettrici. Credo che sia chiaro a tutti che per i chitarristi acustici il suono dipenda da come utilizzano lo strumento e dal proprio stile. Usare un plettro duro, sottile o di nylon crea un sound differente. Suonate con le dita e senza plettro ed otterrete ancora altre sonorità differenti. C’è un enorme gamma di tonalità e dinamiche che dipendono dal modo in cui date la plettrata e dal punto in cui suonate una corda. La costruzione, i materiali e la dimensione di una chitarra acustica determinano sicuramente il suono ma la scelta di un chitarrista rispetto a dinamiche e tecnica contribuisce in modo decisivo al suono finale. Perciò mi chiedo: perché questo non dovrebbe valere anche per le chitarre elettriche?

Sono un convinto sostenitore che molte delle variazioni tonali e dinamiche che appartengono alla chitarra acustica valgano anche per quella elettrica.

valvole lunga esposizione

Anche queste signorine qua influenzano parecchio il suono

Tuttavia, si può dire che le chitarre elettriche ad amplificatori abbiano una gamma più limitata di frequenze rispetto alle acustiche. Normalmente esistono alcuni gradi di compressione dovuti alla natura delle valvole degli amplificatori e del comportamento in overdrive. Ad esempio, i tipici coni da 10” e 12” hanno una gamma di frequenze limitate dato che sono tarati principalmente su frequenze medie. D’alto canto si può invece affermare che ci sia omogeneità se consideriamo una gamma dinamica (basata sull’elettrico) abbastanza ampia e la compariamo con quella delle chitarre acustiche.

Questo tipo di uniformità aumenta drasticamente quando noi chitarristi andiamo di gain, distorsione o fuzz. Più il segnale diventa distorto, più i toni si comprimono. Allo stesso modo, più il suono è distorto, più sarà lo strumento a determinare il sound diminuendo tutte quelle che sono le sfumature date dalla vostra impostazione tecnica. Ho visto moltissimi chitarristi che cominciavano suonando rock e metal cambiare il proprio approccio tonale con pratica ed esperienza. Man mano che affinavano la propria tecnica, in modo naturale, diminuivano la distorsione fino ad ottenere sonorità più pulite che permettevano unicità di suono e maggiore espressività musicale.

E’ ancora più difficile suonare senza overdrive e compressione che aiutino a mascherare i piccoli errori di una tecnica approssimativa. Per questo suonare con tonalità pulite può non essere sempre la scelta migliore. Inoltre overdrive e distorsione sono parti integranti e fondamentali del sound rock, blues, metal e delle chitarre soliste, ma credo sia consigliabile trovare un bilanciamento tra distorsione/overdrive e chiarezza del suono/dinamiche.

Troppo della prima e andrete a perdere le possibili sfumature della seconda coppia.

Consiglio: settate l’overdrive e il distorsore dove sia facile per voi suonare e poi diminuite un po’ i livelli. In questo modo dovrete lavorare un po’ più sodo ma col tempo il vostro stile risulterà più brillante e preciso.

Addendum:

Mi vengono in mente quattro chitarristi che considero esempi eccellenti di come sfruttare tecnica e strumento:

  • Jeff Beck. Quando penso ai chitarristi dei quali il tocco è la riprova che il suono è nelle mani, Jeff Beck è il n.1 della lista. E’ sbalorditivo vedere quanto controllo riesca ad avere sullo strumento. Jeff suona principalmente usando le dita ed il pollice, e questo gli permette di ottenere una gamma di suoni impossibile con altre tecniche. Inoltre è un maestro nell’utilizzo della leva e del volume che usa per variare le dinamiche del tono e vibrato.
  • joe bonamassa

    Quando si dice “questo ne sa a secchi”

    Joe Bonamassa. Joe ha affinato la propria tecnica verso la perfezione. Anche se cambia equipaggiamento e hardware come normalmente si cambiano le scarpe, il suo suono è sempre riconoscibile, non importa attraverso quale elettronica suoni, il che e equivale a dire che la sua tecnica è sempre perfetta.

  • Eddie Van Halen. Quando re Eddie irruppe nella scena nel 1978 molti chitarristi provarono ad imitarne tecnica e suono, ma la maggior parte ebbero vita breve. Anche se di base il suo suono era relativamente sporco, la fluidità tecnica e l’attacco esplosivo della mano destra suonavano forte e chiaro. Potresti aver sentito la storia dei Van Halen che aprirono per Ted Nugent nel 1978. Ted venne preso alla sprovvista dal sound del giovane Eddie mentre assisteva al soudcheck dei Van Halen e gli chiese se potesse provare la sua strumentazione. Quando lo fece, ecco, quella suonava proprio come quella… di Ted!
  • Blake Millas. Ancora poco conosciuto, ma probabilmente non per molto. Ha accumulato rapidamente una vastissima gamma di sessioni e collaborazioni suonando per artisti come Dixie Chicks, Lana Del Ray e Norah Jones. Blake è in grado di ottenere un incredibile gamma di suoni con le mani: da pulito, chiaro e delicato, a distorto e violento.

Ciao e buona suonata a tutti!

Frank